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Italicum 00di Il Capo

Quarantamila (sì, 40mila) emendamenti, il Pd contro il Pd, 29 senatori che vanno alla guerra contro Renzi, lui che si imbufalisce e dice “Se non votate voi voterà Forza Italia”, Bersani a 8 e Mezzo incazzato come un bufalo, D’Alema che dove c’è lui c’è guerriglia politica. Insomma uno scannatoio quello che l’Italicum, o la nuova versione del Porcellum sembra dire qualcuno, propone ai protagonisti della vita politica italiana.

Berlusconi intima ai suoi di rispettare il Patto del Nazareno e quindi votare l’Italicum, ma Fitto dice “‘Gnor no!” esattamente come i 29 senatori del Pd, che ci vogliono sempre i dissidenti, anche se non si capisce se lo facciano per distinguersi o per qulche altro motivo.

Repubblica.it scrive che la bagarre si è scatenata su l’emendamendo presentato dal senatore Pd Stefano Esposito, il cosiddetto “maxicanguro” che, se approvato, annullerebbe in un sol colpo gli oltre 40mila emendamenti depositati in gran parte dalla Lega. Ora l’Italicum è diventato Espositum, dichiara qualcuno.

C’è poca politica “alta” nello scannatoio cui assistiamo, c’è poca politica nell’opera dei tromboni del Pd che vanno in tutti i programmi a riproporre il loro stantìo immobilismo, quell’atteggiamento che hanno portato l’Italia al punto in cui la vediamo, che non sono stati capaci di opporsi, perché in fondo complici, alla distruzione delle opportunità in Italia da parte di chi ha governato anche con il loro supporto (a parte i governi Prodi, tutti i governi tecnici dell’ultimo ventennio sono stati sostenuti dall’ora Pd per “senso di responsabilità”). Non s’è mai visto tanta opposizione e tanto livore nei confronti di una maggioranza di partito dalla minoranza al suo interno. Non simpatizziamo particolarmente per il Primo Ministro, ma noi che abbiamo aspettato 16 mesi per aprire un e-commerce,  che ci siamo sentiti rispondere da un’operatice bancaria ad una nostra richiesta di informazioni su un pos virtuale “Cioè, pos virtuale in che senso?”, facciamo fatica a non essere d’accordo con Renzi quando dice: “L’Italia ha già rallentato troppo e nei campi sbagliati. Dobbiamo accelerare con buona pace di quelli che vorrebbero fare i frenatori: noi andiamo avanti”.

C’è voglia di un paese normale. Finalmente. Il cammino di Matteo Renzi sembra andare proprio in quella direzione. Lui, prima di tutti gli altri, è consapevole del prezzo che pagherà se dovesse fallire.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(21 gennaio 2015)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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