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HomeGiustappunto!Giustappunto! di Vittorio Lussana: "Amorali e Immorali"

Giustappunto! di Vittorio Lussana: “Amorali e Immorali”

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Vittorio Lussana 02di Vittorio Lussana  twitter@vittoriolussana

Dopo i terrificanti scandali esplosi in questi ultimi mesi (l’Expo di Milano, il progetto Mose a Venezia e l’ancor più inquietante vicenda di ‘Mafia Capitale’) è ormai palese agli occhi di tutti come, nell’Italia della seconda Repubblica, una nuova forma di potere abbia realizzato una falsa rivoluzione. E come tanti giovani, divenuti adulti in questi ultimi due decenni, stiano pagando questa falsità in modo atroce. Un regime ancor più ipocrita di quello che lo aveva preceduto, che ha distrutto cinicamente ogni cultura politica autentica, sommergendo ogni cosa nella più totale irrealtà. Può un Paese collocarsi al di fuori della propria Storia? No, non può. E questo uscire dalla Storia, finalizzato ad adottare un’ottica culturalmente falsa e bugiarda, è stato un atto da reazionari. I nostri organi di informazione si sono prestati volentieri a favorire, in un modo o in un altro, l’ascesa di questa nuova modalità di fare politica, tutta basata sull’immagine e sui ‘talk’ televisivi, poiché tale soluzione sembrava adatta a soddisfare il bisogno della maggioranza degli italiani, i quali, sia pur inconsapevolmente, sono essi stessi un popolo di sprovveduti. Da più parti, si torna a parlare di etica della politica. Ma l’etica, soprattutto in politica, rappresenta la qualità di chi non ne possiede altre. Essa è uno di quei canoni di condotta, anzi il principale canone, della piccola borghesia più arruffona e ripugnante: un modo per riempirsi la bocca di parole utili solamente a coprire altre parole, o a nascondere nuovi ipocriti ricatti. Come si può parlare di etica della politica se essa stessa non conosce altro metodo di sopravvivenza se non quello del favoritismo clientelare, della raccomandazione, del mero annuncio propagandistico in tutti i campi? Una politica, una politica qualsiasi, di destra o di sinistra, conservatrice o progressista, liberale o socialdemocratica, per forza di cose dev’essere etica e non dovrebbe limitarsi a parlarne. Perché la politica o è etica, oppure non è. E quando l’etica viene insistentemente evocata, essa diviene un mero ricatto, una forma di terrorismo psicologico che serve solamente a esacerbare ulteriormente gli animi dei cittadini. Non esiste politica peggiore di una falsa etica, puramente propagandistica. E la continua richiesta di moralità non è altro che una confessione di amoralità, poiché la politica, in quanto regno della razionalità e delle soluzioni possibili, non dovrebbe sentirne il bisogno. A meno che la Storia di questo Paese non sia nient’altro che immoralità, qualunquismo, dissimulazione, degenerazioni chiesastiche o stataliste, orrende tradizioni sabaude, borboniche e papaline.

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(11 dicembre 2014)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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