di Giancarlo Grassi
Brunetta e Fitto eran furiosi prima, staran schiattando dopo perché il Capo è lui, Berlusconi. D’Alema, Cuperlo & Soci anche, e pur’essi staran schiattando perché il Capo è lui, Renzi (fra parentesi, e con garbo, consigliamo a Cuperlo una maggior cura nell’impostazione della voce, che gli evitino certi gorgheggi da soprano all’inizio di ogni frase; respiri di diaframma, se ne giova anche la riflessione), perché nonostante loro – o grazie a loro – Berlusconi e Renzi ieri hanno siglato l’accordo che dovrebbe portare a casa l’Italicum (il 18 comincia la bagarre in Senato, relatrice Anna Finocchiaro) con buona pace di Alfano che mercoledì, con sprezzo dei pericoli sintattici nascosti in sì complicata frase, twittava “Ottimo!”.
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In serata Renzi aveva nuovamente schiaffeggiato il suo partito dichiarando molto semplicemente che un nuovo mandato di direzione non gli serve, dopo che la minoranza Dem aveva nuovamente puntato i piedi, come aveva fatto il giorno prima l’immenso Brunetta, dichiarando che non voteranno l’Italicum, dopo che i civatiani avevan dichiarato che non sarebbero stati presenti in direzione perché “tanto è già tutto deciso” (da mesi ormai, e sembra la scoperta dell’acqua calda) a dimostrazione che la sinistra perdente di questo paese non cambia mai, nemmeno quando il suo partito vince.
Se ci piace l’Italicum? Ci fa schifo, come fa schifo a tutti, ma disgraziatamente – o per fortuna – da qualche parte bisogna pur ripartire.
Rock’n’roll.
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(13 novembre 2014)
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