di Giancarlo Grassi
In questo paese non si pesano le parole, o forse sì. Sì pesano e se ne pesano le conseguenze. Mentre la Lega cavalca l’onda del Secessionismo Veneto, il leader Luigi Faccia si è dichiarato “Prigioniero di Guerra” e si è avvalso della facoltà di non rispondere ai giudici.
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Faccia, accusato di associazione con finalità di terrorismo ed eversione, è in carcere insieme ad altri appartenenti ad un gruppo di 24 secessionisti ed alla domanda sulla sua nazionalità ha risposto: “Veneta”.
In carcere anche il leader dei Forconi Lucio Chiavegato e l’ex parlamentare leghista Franco Rocchetta, fondatore della Liga Veneta e uno dei promotori del referendum per la secessione del Veneto, il ché in parte spiega l’interessamento leghista all’intera vicenda.
In un’intervista a Radio24, al programma La Zanzara, altri esponenti secessionisti si sono espressi con espressioni come “Porteremo i giudici davanti alla giustizia veneta” ed altre amene soavità.
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E dopo hanno inveito contro l’Inno di Mameli, inno di uno Stato straniero che occupa il Veneto, presentando Vivaldi come inno nazionale della nuova nazione veneta.
Per chiudere, sempre nella stessa trasmissione, hanno ricordato che l’Italia non è legalmente presente sul territorio veneto. Non so se c’è più da ridere o piangere.
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