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Cristiana Alicata: le sarebbe piaciuto leggere “Incredibili file di lesbiche si scoprono appassionate di politica per le primarie PD”?

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Cristiana Alicatadi Giovanna Di Rosa

Siccome i dirigenti del PD hanno varato questo splendido meccanismo delle primarie senza pensare agli psicologi che aiutino a superare le frustrazioni, e avrebbero dovuto farlo, perché sappiamo che le disumane profondità sono insondabili, abbiamo letto con relativa mancanza di stupore l’accusa lanciata da Cristiana Alicata, renziana, componente della direzione regionale del PD Lazio (ed anche eccellente scrittrice, bravissima) durante le primarie del centrosinistra vinte da Ignazio Marino.

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In un post pubblicato su Facebook, Alicata aveva polemizzato con questa frase riportata da l’Unità: “Le solite incredibili file di Rom che quando ci sono le primarie si scoprono appassionatissimi di politica”. E ancora: “Il razzismo non c’entra nulla. Sono voti comprati. Punto”.

Senza volere scendere nei particolari della questione, che si commenta da sé, accogliendo con un respiro di sollievo l’invito a denunciare alla magistratura qualora si riscontrassero davvero irregolarità nel voto, o qualora si evidenziassero comportamenti che davvero potessero essere ritenuti illeciti, ci piacerebbe rivolgere alla Alicata, già attivista LGTB, quale sarebbe la sua reazione se qualcuno avesse postato “Le solite incredibili file di Lesbiche che quando ci sono le primarie si scoprono appassionatissime di politica”. E ancora: “La Lesbofobia non c’entra nulla. Sono voti comprati. Punto”.

Sottolineiamo questo particolare nel giorno della Giornata Internazionale dei Rom e dei Sinti. Sottolineando che non è la denuncia di Alicata che ci disturba, è il tono con cui viene mossa. Chi si occupa di diritti delle minoranze conosce la forza delle parole e l’importanza del linguaggio. O almeno dovrebbe.

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Ci sono altre questioni e altre denunce che arrivano via Facebook, sulla pagina di Cristiana Alicata è leggibile un altro post che dice:

“Primarie Bersani/Franceschini/Marino. Seggio di Via Oratorio Damasiano (Roma). Ero tra i volontari che spesero una bella domenica di democrazia in un gazebo. Arrivò una fila di rom (circa 40) a votare. Proprio perchè credo nella assoluta uguaglianza, chiesi loro – come a chiunque altro – il “contributo volontario” di 2 euro. Ingenuamente, il capofila mi rispose “io ne do due a te e a me ne danno …20, a me va bene comunque”. La frase è stata messa a verbale alla chiusura del seggio, ma nessuno – NESSUNO – ha preso alcun provvedimento. Il problema non sono assolutamente i rom, che da cittadini italiani godono esattamente dei miei stessi diritti e ne vado orgoglioso, ma del fatto che qualun altro – dentro un partito – abbia sfruttato una situazione di indigenza per comprare un voto. E’ tutto verbalizzato.” 

Se, date le circostanze, fossero evidenti a chi ha lavorato nei seggi e a chi ha scritto le parole che pubblichiamo che ci sono stati episodi simili, si tratterebbe di reato e, come tale, andrebbe denunciato. Ci chiediamo cosa si aspetti a farlo.

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