Dunque vediamo un po’, per aprire un servizio di pos-virtuale in Italia, dalle nostre informazioni bisogna:
Keir Starmer ha lasciato
Il primo ministro britannico Keir Starmer, dopo la vittoria del suo rivale laburista Andy Burnham in un'elezione suppletiva,... →
- a) diventare scemi
- b) sperare di trovare un direttore di banca informato
- c) meglio se è un amico
- d) essere disposti a spendere soldi solo per aprire il servizio sapendo che una buona percentuale di ciò che si guadagna andrà alla vostra banca
lo sappiamo perché in vista dell’apertura del nostro progetto di pubblicazione di e-books, il famigerato E-books di Gaiaitalia.com, abbiamo chiesto informazioni a decine di banche, ne deriva che non potremo aprirlo per numerosi motivi, di base i costi altissimi di mantenimento mensile e le percentuali spaventose che gli istituti bancari, quelli tradizionali e quelli legati alle carte di credito, pretendono. Ad esempio:
- a) 100 euro per l’installazione del pos-virtuale
- b) 25 euro al mese di mantenimento (ma ce ne hanno chiesto anche 36, 45 o 55)
- c) una percentuale media dell 0,50% sugli incassi alla banca
- d) una percentuale del 4,00% sugli incassi al circuito che gestisce le carte di credito.
Ci è gradita l’occasione per comunicare ai trogloditi che stanno al governo e che governano le banche che il futuro è nella rete, e mentre l’Italia affoga, voi pensate solo a mettere i bastoni tra le ruote all’innovazione, che crea anche posti di lavoro. Cambiate paese, direte voi! In tutta Europa, Inghilterra a parte, le cose sono così.
C’è di che riflettere (ma il nostro progetto va avanti lo stesso).
Terra dei fuochi, PFAS e il diritto di non essere giudicati per geografia
di Massimo Mastruzzo L’Italia ha una domanda scomoda che evita da anni: perché alcune contaminazioni diventano subito un... →

