James Franco è un artista coraggioso, fa scelte inconsuete per un divo di Hollywood, va contro corrente e lo fa bene. Sue le scelte di interpretare Allen Ginsberg, o Robert Mapplethorpe, o di dar vita a uno splendido cattivo in Spiderman o di farsi immortalare mezzo nudo sulla tazza mentre fume e fa la cacca (o finge di farla), sua la scelta di rielaborare quel film oltraggioso per molti che fu ai suoi tempi Cruising.
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James Franco è belloccio, è una icona gay, è un’icona del cinema, sta rinnovando a modo suo, sperimenta, fa corti, lavora col fratello ad avanguardie spinte, è un artista libero e creativo. Soprattutto, cosa che in Italia è sempre guardata con sospetto, fa cose di qualità e ben pensate.
Che poi James Franco venga visto in un hotel di Roma, entrare o uscire o tutt’e due, in compagnia di uno dei tanti usciti dai talent-show (sic) dell’insopportabile televisione italiana chiamato Patrizio Rossi Viozzi e che certa stampa gay on-line riduca james Franco a scrittore, attore e regista, senza due parole si suoi lavori, limitandosi alla possibilità che i due abbiano potuto gioire a fasi alterne di un orgasmo prostatico significa che siamo ancora lì, a pensare chi scopa con chi e chi scopa chi.
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