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Edipo, Porta a Porta e la celebrazione del potere fascio-maschilista

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di Mila Mercadante  twitter@Mila56170236

 

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“Dì che è Edipo, altrimenti ti prendi uno schiaffo. Lo psicanalista non chiede neanche più “Cosa sono le tue macchine desideranti?”, ma esclama “Rispondi papà-mamma quando ti parlo!” Allora tutta la produzione desiderante è schiacciata, ripiegata sulle immagini parentali, allineata sugli stadi preedipici, totalizzata in Edipo”
G.Deleuze – F.Guattari L’Anti-Edipo

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Morti ammazzati a iosa. Le cronache non fanno in tempo a registrarli. La nostra è una società costruita per calcolo su una cultura di morte e non di vita. L’irruzione della violenza in tutte le sue forme – quella di Stato come quella comune -, l’uso smodato delle armi, l’aggressività accettata come un fatto naturale e quindi in qualche modo scusabile, sono prodotti di un progetto culturale costruito scientemente per poter semplificare: la violenza è facile, chiara come sempre è chiara ogni sopraffazione, mentre l’educazione a progettare la vita richiede un lavoro immane, difficile, che il pragmatismo rifiuta come si rifiuta una debolezza. Educare alla vita significa valutare e capire prima di agire, sublimare le maniere forti e farle scendere a patti con la dialettica. Il gioco al massacro tra colui che esercita un sopruso e colui che chiede vendetta è un gioco mortifero, un intrico di buone ragioni e cattive ragioni che crea un perenne stato di emergenza in tempo di pace. In tempo di pace gli occidentali per strada si fanno la guerra: tutti sono attraversati da una corrente elettrica che li spinge a premere un grilletto, a usare le mani, a superare il confine sottile tra razionalità e istinto. In tempo di pace ci hanno insegnato che la forza è vincente, che essa tiene in equilibrio la bilancia. La paranoia della difesa ha perduto la sua connotazione negativa, non è più una malattia perché dovunque è assurta a regola, anche nell’ambito privato.

 

Erica o Annamaria Franzoni facevano molto “caso eccezionale”, le luci della ribalta stavano puntate su di loro per mesi e mesi: si trattava di donne scandalosamente assassine, donne che avevano fatto fuori gli esseri più cari, i loro consanguinei. Spacciate per rarità, non lo erano affatto (matricidi, parricidi e figlicidi avvengono da sempre con una certa costanza) ma divennero note perché agirono in un tempo diverso da questo che oggi attraversiamo, un tempo in cui era facile attirare l’attenzione: c’era bonaccia, tutto sommato, e il fatto di sangue non guastava, serviva da diversivo morboso. Sono passati pochi anni da allora e nessuno sarebbe disposto a perdere nemmeno mezz’ora della sua serata per assistere al genere di spettacoli che Bruno Vespa proponeva una volta e propone insistentemente oggi: aboliti i plastici delle villette, il giornalista va avanti con la sfilata di ospiti carrieristi e burocrati leccapiedi che spiegano al volgo cos’è quella malattia che insidia la sicurezza dell’ordine costituito, della famiglia italiana sacra e benedetta. Chi li ascolta più? A parte il fatto che gli omicidi tra parenti e conoscenti sono aumentati e non fanno più notizia, il periodo è cupo e la gente è stufa marcia di ascoltare fesserie recitate col piglio dell’esperienza professionale. Oggi non vanno neanche più di moda le madri che uccidono i figli e i figli che uccidono i genitori, se ne parla per dovere di cronaca. Oggi ci si occupa particolarmente di femminicidi, vale a dire di femmine bruciate, accoltellate, strangolate o sfregiate con l’acido dai loro ex inconsolabili. E’ un argomento di cui si discute con molta insistenza, sia a livello mediatico che a livello politico, senza alcun risultato.

 

Perché non cambia nulla? Forse perché separare culturalmente la violenza contro le donne da ogni altro genere di violenza è un errore grossolano oppure un modo per collettivizzare impulsi individuali e personali: la violenza di genere – che certamente esiste, e i numeri lo attestano – viene adoperata con superficialità per contrapporre modernità ed emancipazione (la donna nuova) a intolleranza e chiusura (l’uomo conservatore), ma è una fesseria, semplicemente perché in realtà l’individuo è costretto a rappresentare uno schema simbolico molto preciso, non ne esce, la sua libido stordita e sgomenta non s’azzarda neanche per scherzo a uscire dal soffocante limite dell’intricato mondo edipico, non riesce a immaginare che sia possibile salvarsi: come? Nessuno può esistere e agire (desiderare!) al di fuori del campo sovraordinato che determina norme e ruoli. Identificandosi completamente col sistema socio-culturale, l’essere umano è sempre più frustrato e accumula energia fino a esplodere reagendo contro qualcuno, contro una persona cara che appare come “deludente”, non rispondente a un ideale interiorizzato.

 

L’eros – come l’immaginazione – è l’unica arma in grado di annullare le pulsioni aggressive, ma l’Eros è stato addomesticato, è prodotto di consumo, è merce. In tal modo non è possibile liberare gli uomini e le donne e far sì che essi non ricalchino i soliti schemi. L’emancipazione femminile in occidente non esiste che per il diritto/dovere al lavoro, all’autonomia economica. Per tutto il resto, essa è un fallimento assoluto. Moltissime donne convinte di essere libere non fanno altro che imitare grottescamente il peggio del peggior maschilismo: quelle che esercitano un potere qualunque – foss’anche in funzione di caporeparto – si comportano secondo lo schema del “padre” inteso come soggetto dominante e non coltivano nessuno spazio mentale per costruirsi una coscienza propria, originale, antitetica al già vissuto: femminile. Anche il principio del piacere – tanto per gli uomini quanto per le donne – corrisponde perfettamente ai canoni prestabiliti dalla società del capitale: tasche piene e organi sessuali attivi sarebbero i depositari del principio del piacere?

 

I succitati autori de L’Anti-Edipo avevano ragione: Freud ha scoperto sensazionalmente l’immane potenza del desiderio e ha deciso di ingabbiarlo nell’Edipo, cosicché la condizione originaria dell’essere umano è diventata la “cosa” da cui difendersi, il pericolo da neutralizzare. Repressione sociale e rimozione sessuale sono il risultato nefasto della potente struttura edipica, talmente interiorizzata da sembrare naturale e congenita. Il senso di appartenenza a un gruppo (maschio-femmina-omosessuale ma anche partito-nazione-etnìa-cultura) è quanto mai esasperato ed esasperante, ed è conseguenza di quella che Deleuze definiva tecnologia del potere, che ha psicologizzato e medicalizzato il trasgressore, il ribelle, il desiderante creando freni inibitori e sensi di colpa, e che ha inglobato e reso innocuo il diverso: per esempio, formare una famiglia deve poter sembrare a tutti un traguardo importante, un premio, un inno alla normalità. E’ la vittoria di Edipo, che è l’autorità, è il nostro Dio laico, è totalitario e dunque fascista.

 

 

 

(17 gennaio 2017)

 

 

 

 

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