La base italiana di Erbil, nel Kurdistan iracheno è stata attaccata con droni nella tarda serata dell’11 marzo a poche ore dalla dichiarazione della presidente del Consiglio che diceva “l’Italia non è in guerra”. E meno male. Difficile pensare che i droni siano caduti lì per caso. O che abbiano perso la rotta. Chi li ha lanciati voleva colpire l’Italia a significare che nella testa di chi ha colpito l’Italia, il nostro paese è un obbiettivo di guerra, ergo l’Italia è in guerra. Nonostante Meloni e Tajani e le loro dichiarazioni sempre più povere e sempre meno veritiere.
In pieno panico da referendum il TG5 delle 8 dedica due parole all’attacco, per prendersela con Gratteri e illuminarci con nuove dichiarazioni di Nordio, cose che servono a una democrazia e che vengono per importanza subito dopo la descrizione di uno spritz ben fatto.
I droni contro l’Italia che “non è in guerra” attorno alle 23.00 all’interno di Camp Singara centrando l’area del bar-ristorante della base, che i militari conoscono come “Il Fortino”. La potente esplosione ha provocato un incendio “che ha coinvolto almeno due automezzi, ma non risultano feriti tra il personale italiano”, come scrive Repubblica.
(12 marzo 2026)
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