di Alfredo Falletti
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Uno dei compiti più improbi ai quali il popolo italico sarà sottoposto entro breve è quello di esercitare con la dovuta informazione e consapevolezza il voto al referendum sulla magistratura. Sarebbe necessario premettere che ogni valutazione sulla separazione delle carriere debba partire da una corretta informazione da parte delle fazioni contendenti, da parte degli organi di stampa e con la più assoluta astensione da parte dell’intrattenimento.
Niente di tutto questo: si contrappongono menzogne da una parte e dall’altra, mala informazione senza remore, espressioni infamanti e diffamatorie elargite senza possibilità di smentite.
Nemmeno la neutralità dell’intrattenimento è fatta salva tra spettacoli canzonettistici, talk show dove si urla tutto ed il contrario di tutto, consapevoli di creare la confusione che gli spettatori si meritano (non stanno capendo pressoché nulla perché è ciò che meritano) e social sempre più preda di “haters” analfabeti e spesso inesistenti perché strumento di politici senza scrupoli e dignità. Dicasi bot.
Nei fatti, cercare chiarezza non è impossibile purché sia la prudenza e non il pregiudizio a guidarci.
Iniziando dalla separazione delle carriere non si commette lesa maestà se si afferma che essere favorevoli o contrari sia un “non problema” dato che la separazione delle carriere in magistratura esiste già e che meno dello 0,4% dei magistrati cambiano da giudicante a requirente o viceversa ogni anno (35 su circa 9.000).
Una montagna di votanti che dovrebbe partorire un topolino con un referendum messo in piedi con modi ampiamente censurabili in tutto il suo iter stante che si tratta di modifiche alla Costituzione effettuate come fosse legge ordinaria e per ragioni che non sono quelli che i promotori raccontano.
Per quel che si ascolta, essendo obbligati ad ascoltare quello, ci sarebbe da essere estremamente generosi ed ottimisti nel considerare che non oltre il 10% degli aventi diritto abbia idea di ciò su cui andrà a votare alle urne a parte segnare il “sì” o il “no” sulla base delle proprie convinzioni politiche e/o infantili vendette per torti subiti che, fosse stata vigente la riforma, avrebbero subito ugualmente.
È certamente giusta la necessità di avere la garanzia del principio di parità tra accusa e difesa oltre alla assoluta terzietà del giudice, principi affermati con il passaggio dal processo inquisitorio al processo accusatorio alla fine degli anni ‘80, ma tutto si è fermato ad una mera professione di intenti.
Infatti, in concreto, il Pm dispone di risorse ampiamente maggiori rispetto alla difesa e la contiguità tra Pm, Gip e Gup in una medesima “carriera” paventata dagli “sherpa del si”, farebbe temere che si possa dare origine ad aberrazioni in sede di processo “inquinandone” l’esito finale.
E il blog di Beppe Grillo sede legale del M5S fa retorica… Interessa?
Leggi l'articolo →Ed è qui la gravissima distorsione alla quale si assiste: la riforma – per stessa ammissione di Nordio e della Bongiorno – non accorcerà i tempi dei processi, non eliminerà gli errori giudiziari, non garantirà il “giusto processo” né creerà una giustizia efficiente. La riforma “è utile al Governo” – sono sempre parole di Nordio – quando dovrebbe essere utile ai cittadini ed in ultimo la definizione dei magistrati come “plotone di esecuzione” da parte della Capo di Gabinetto del Ministro Nordio.
Viene dunque spontaneo pensare che il vero obiettivo non sia tutelare i cittadini, ma indebolire e punire i magistrati o prepararsi un terreno fertile di difesa qualora gli attuali “padroni del vapore” dovessero rispondere delle loro azioni commesse in questi anni (dato che le leggi ad personam di un tempo non si possono fare più).
I rischi concreti sono molteplici: la riforma sarà seguita da “aggiustamenti” tramite decreti attuativi a colpi di “fiducia” e quindi sottoposti a controllo politico diretto e indiretto. Si aggiunga la triplicazione dei costi con la creazione di tre soggetti collegiali (due CSM e un’Alta Corte che costeranno 150milioni di euro invece dei 50milioni attuali); e a ciò si aggiunga il sorteggio dei membri laici scelti da liste create dal parlamento e quindi dalle maggioranze di governo.
Tutte queste criticità unite alla totale sfiducia verso un sistema politico ormai patologicamente compromesso da decenni, teso ad autoreferenzialismo e colonizzazione di ogni livello ed organo di potere, lasciano aperta ogni ipotesi di risultato.
Fanno fuori Oscar Giannino perché troppo antileghista e Salvini gli fa saltare il Governo. Che intuito…
Leggi l'articolo →E le stelle stanno a guardare.
(10 marzo 2026)
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