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Pakistan-Afghanistan: silenzi e pregiudizi e un conflitto sotterraneo dimenticato

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di Muhammad Faraz (traduzione di Ennio Trinelli)
La storia non si ripete mai nello stesso modo, ma ci sono punti che combaciano nella lunga e tormentata storia di Pakistan e Afghanistan; la relazione tra i due paesi vicini è sempre stata una sorta di bilanciamento tra cooperazione e ostilità, costruita e modellata dalle questioni geografiche, da ideologie, preoccupazioni sulla sicurezza e storie comuni, comuni destini, irrisolti. Oggi torna, tra attacchi, dichiarazioni di guerra e frequenti incursioni guerresche, il familiare refrain di tensioni che risuona da est a ovest delle terre che dividono e uniscono i due paesi sovrani.

Il ritorno dei Talebani al potere nel 2021 era stato salutato da Islamabad con un cauto ottimismo. Il governo pakistano sperava, forse, che un Afghanistan retto dai talebani avrebbe aiutato a frenare le tensioni militari. Tuttavia le tensioni bilaterali sono significativamente montate negli ultimi mesi, dovute soprattutto all’attività paramilitare del Tehrik-e-Taliban Pakistan (TTP) che il governi di Islamabad ritiene emanazione diretta di Kabul. Gli attacchi dei militanti del TTP in territorio pakistano sono aumentati, portando a frequenti chiusure dei confini a Torkham e Chaman. Ogni decisione di chiudere i passaggi tra i due paesi è stata più di una misura di scurezza. Significava quanto tenui fossero i margini di fiducia rimasti. Per coloro le cui attività economiche dipendono dall’apertura dei confini non si è trattato solo di frizioni-politiche ma di pesanti ripercussioni economiche.

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Ma sarebbe ingenuo leggere questa dinamica geo-eonomica attraverso le sole lenti del conflitto. Per quarant’anni il Pakistan è stato rifugio per milioni di rifugiati afghani, offrendo rifugio, ospitalità e permettendo agli afghani nel paese di ricostruirsi un futuro. E’ in Pakistan che una nuova generazione di afghani è cresciuta contribuendo alle attività locali mentre manteneva un legame con le sue origini ancestrali e le sue comunità in patria.

Sarebbe altrettanto ingenui ignorare che le frizioni di oggi tra i due paesi trovano origini in un complesso passato comune piuttosto che negli eventi recenti. L’Afghanistan non ha mai riconosciuto ufficialmente la Durand Line, che dal 1947 è tema di rivendicazioni afghane (da parte dell’etnia Pashtun) e ha creato problemi con il Pakistan per questioni di sicurezza. Da parte sua Islamabad, coinvolta suo malgrado negli affari di Kabul, dall’occupazione sovietica alla guerra civile nel post 11 settembre, ha lasciato il segno in Afghanistan. Una volta che sutri la cultura del sospetto, poi è difficile sradicarla.

Entrambi i paesi sono impantanati, attualmente, in problemi economici comuni per quanto non condivisi. Gli sforzi afghani si scontrano con l’isolamento internazionale e la mancanza di accesso ai rubinetti del denaro mondiale, mentre il Pakistan si scontra con le questioni economiche interne e l’instabilità politica interna. Gli scambi bilaterali, una volta forza di stabilità, sono stati sabotati dalle frequenti dispute al confine tra i due paesi. Con un clima simile non stupisce che fomentare sfiducia sia molto più facile che instaurare cooperazione.

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Anche la dimensione regionale dei rapporti presenta le sue criticità. Nonostante siano in osservazione delle nuove politiche afghane, i paesi vicini stanno facendo i conti con le ripercussioni immediate sulla sicurezza dei loro confini. Particolarmente il Pakistan, soffre dell’instabilità interna afghana che non è, per Islamabad, un concetto astratto. Si tratta di una situazione che riverbera dalle aree più tribali del paese fino alle aree urbane più sviluppate. ugualmente, per l’Afghanistan governo de facto, mantenere il controllo del territorio mentre cerca la legittimazione internazionale è un delicato esercizio di equilibrismo.

Una situazione estremamente volatile causata dalla mancanza di risorse diplomatiche con ricorsi alla retorica populista da entrambe le parti che instillano odio e intolleranza, spingendo le popolazioni a chiedere azioni forti. E’ chiaro a entrambi gli attori, però, che la stabilità non si ottiene con scaramucce alla frontiere o mosse unilaterali: sono necessari dialogo, intelligenza, capacità e la consapevolezza che l’instabilità dell’Afghanistan è anche l’instabilità del Pakistan. E viceversa.

E’ chiaro che il tema ricorrente nella saga Pakistan-Afghanistan risiede nelle continue aspettative e delusioni da ambo i lati. Questioni strutturali, narrative, sicurezza, buchi istituzionali, sono ancora irrisolti. Darsi da fare per risolvere queste questuoni va molto al di là di azioni basate su tatticismi spesso sterili. Per due nazioni legate da profondi legami storici, da cultura e religione, la scelta è chiarissima: permettere a sospetti e incomprensione di dirigere i giochi a tempo di crisi perpetue o costruire una partnership che lavori sul serio senza escalation di tensione. E’ la geografia ad avere deciso che Islamabad e Kabul non possono fare a meno una dell’altra e il vero cambiamento consiste nel trasformare il vicinato obbligato in una sorgente di stabilità e non di conflitto.

Per chiudere, la Storia di Pakistan e Afghanistan non può meramente poggiare su confini e militanze (o militarismi). E’, di fatto, la storia di due stati vicini, entrambi provenienti da un passato turbolento, che possono costruire un futuro differente e condiviso. Insieme.

 

 

 

(28 febbraio 2026)

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