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Perché mi fa sempre più male parlare di libertà

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di Samuele Vegna
Oggi non ci tengo molto a parlare di libertà perché non ne abbiamo più.
Mi fa stare male, mi fa dormire male e anzi, non mi fa dormire. Mentre la malattia mi affatica assai nelle mie giornate che passo lontano da una Milano sempre più inquinata e affarista, vedo la storia ripetersi. Una Storia tedesca che avviene in Italia, perché i passi sono gli stessi che portarono il fallito pittore austriaco a diventare il grande Kaiser del Terzo Reich. Kaiser, Cesare, anche se si potrebbe dire che qui più che un con Cesare ci ritroveremmo con una Messalina, non per la sua libido, che non conosco e che non m’interessa e sulla quale mi guardo bene dal commentare, ma per la sua influenza politica.

Il mainstream suggerisce di parlare di Venezuela, di Groenlandia, di Taiwan, di Oman e Yemen, di Gaza, come future colonie di tanti Paesi che hanno politiche neocolonialiste, e per usare un neologismo, exploitatarie. Oramai la schiavitù e le invasioni sono di nuovo alla moda come i golpe, e i popoli non reagiscono abbastanza. Ma torniamo al totalitarismo di cui sopra, che con tre colpi (e con un colpo che prima o poi verrà a Mattarella) prenderà i pieni poteri.

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Una mattina, forse, ci sveglieremo con una Giorgia presidente di una Repubblica differente da quella che abbiamo conosciuto fino ad oggi, dopo che quest’anno passeranno la riforma della giustizia, il premierato e la nuova legge elettorale. Una mattina il presidente Mattarella mancherà e lei lo sostituirà ad interim e in aeternum, per nostra totale responsabilità. E’ fantapolitica, of course, perché le procedure verranno mantenute. Soprattutto quelle di facciata.

Non vi ricorda un po’ la Storia di Hindeburg e Hitler? A me un po’ sì, silenziosa, efficace, e devastante. Non diventeremo la copia carbone dell’Ungheria, noi siamo molto ma molto più strategici e potenti e fantasiosi, e soprattutto crediamo a chiunque prometta una flatulenza di miracolo (e poi Orbán sta perdendo consensi ogni giorno che passa); quindi più pericolosi. Se Giorgia Meloni saprà giocarsi le sue carte e riuscirà davvero a cambiare la Costituzione, diventeremo un regime totalitario a tutti gli effetti. Poi magari mi sbaglio.

Questo allarme va lanciato ora, che ancora si può cambiare qualcosa. Reagire, scendere in piazza, è l’unica salvezza. Unitə con idee sane, costruttive, per un Paese migliore, da costruire insieme, non soltanto contro delle paure. Chi ha orecchie per sentire intenda, chi ha occhi per leggere, comprenda. Poi metti che i fatti futuri mi smentiscano, sai che onta?

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(5 gennaio 2026)

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