Ennesima ondata di proteste in Iran, cinque giorni consecutivi in una sequenza di odio contro il regime teocratico che procede a ondate tra l’insoddisfazione e l’ira della popolazione e la repressione sanguinaria del regime degli Ayatollah. L’Iran ha iniziato il 2026 in un clima di profonda instabilità , segnato da una nuova ondata di proteste nazionali esplose a fine dicembre 2025 iniziate come uno sciopero dei commercianti del Gran Bazar di Teheran contro il crollo del rial trasformatosi in pochi giorni in una vera e propria rivolta politica alimentata da un’economia al collasso con l’inflazione che supera il 40% e l’incolmabile (quindi insopportabile) divario tra i salari minimi e la soglia di povertà .
Durissima, al solito, la repressione del regime; nei primi giorni di gennaio 2026 si contano già diverse vittime (le guardie degli Ayatollah hanno ammazzato persino un quindicenne a Osan) e centinaia di arresti con l’ennesimo inutile presidente Pezeshkian ammette pubblicamente le “legittime richieste” dei cittadini mentre forze di sicurezza e milizie Basij continuano a usare proiettili veri per disperdere le folle. Naturalmente Tehran accusa USA e Israele delle tensione, mentre c’è che invoca il ritorno immediato del figlio dello Scià , legittimo erede al trono di Persia. La leadership risponde di essere convinta di poter sopravvivere alla pressione interna ed esterna, ma secondo gli analisti il patto sociale sarebbe definitivamente incrinato, e il paese si avvia verso un 2026 di estrema incertezza e certissima violenza.
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Le minacce di Trump (che come si nota è perfetto per il ruolo di auto-candidato al premio Nobel per la pace per il quale si è prenotato da solo), volano verso Teheran e segnano il ritorno alla “massima pressione”. Trump ha avvertito che gli USA sono pronti a intervenire militarmente se il regime reprimerà nel sangue le proteste. Oltre a puntare al collasso economico dell’Iran.
Nessuno Tocchi Caino pubblica un rapporto dettagliato sulle proteste.
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(2 gennaio 2025)
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