di Paolo M. Minciotti
La Corte Ue ha deciso: “Il matrimonio egualitario contratto in un altro Paese va riconosciuto”. Ma l’Italia può fregarsene perché grazie ai veti di integralisti di vario colore e anche del M5S di allora (ricorderete la bagarre in aula con la cancellazione della step-child adoption e la successiva approvazione di una legge per i poveri) il matrimonio eguaitario non esiste e dunque viene registrato, già ora, come Unione Civile.
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Leggi l'articolo →Scrive Repubblica parlando di matrimonio gay [sic] che secondo l’Ue: “Uno Stato membro ha l’obbligo di riconoscere un matrimonio tra due cittadini dell’Unione dello stesso sesso che è stato legalmente contratto in un altro Stato membro in cui hanno esercitato la loro libertà di circolazione e di soggiorno”.
Lo prevede, ordina, una sentenza della Corte Ue arrivata sul caso di due cittadini polacchi, sposati in Germania dove il matrimonio egualitario è legale da 2017, che hanno chiesto che il loro certificato di matrimonio fosse trascritto nel registro civile polacco affinché la loro unione fosse riconosciuta anche in Polonia.
Vi stupisce che in Italia non sia riconosciuto? A noi no, visto che persino autorevoli quotidiani ne titolano come se fosse una battuta da bar. Per noi esistono due persone gay (o lesbiche) che decidono di unirsi per un matrimonio ugualitario. Un “matrimonio gay” non l’abbiamo ancora incontrato.
E nemmeno una comunicazione corretta sul tema che ancora è costretto a rivendicare la dignità che non trova.
Quella “leggerezza” nello scriver di ghei che davvero non si sopporta più
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(25 novembre 2025)
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