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“Neoporcellum” con listini bloccati (niente preferenze), proporzionale e bonus di diritto per la coalizione vincente

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Testo:

Dopo le regionali 2025, il governo guidato da Giorgia Meloni ha riaperto il dossier sulla riforma della legge elettorale, valutando un ritorno a un sistema proporzionale con premio di maggioranza e senza preferenze (senza preferenze, a dimostrazione che l’astensionismo a questa politica conviene). L’ipotesi è confermata da diverse fonti di maggioranza e mira ad abolire gli attuali collegi uninominali del Rosatellum e introdurre un meccanismo basato solo su listini proporzionali.

L’impianto, secondo quanto riportato dall’ANSA, costituirebbe una sorta di “neoporcellum” con listini bloccati e un bonus di seggi per la coalizione vincente.

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Non può mancare, naturalmente, il premio di maggioranza che potrebbe garantire circa il 55% dei seggi a chi supera una soglia compresa tra il 40% e il 42%, oppure operare in forma “scalare”, con un incremento di seggi proporzionale a soglie più alte. Una scelta incomprensibile se non cercando nelle pulsioni illiberali dell’attuale maggioranza di governo.

Secondo i media tre sono gli aspetti ancora oggetto di trattativa: la soglia per accedere al premio, il livello dello sbarramento per le singole liste – che potrebbe scendere dall’attuale 8% al 3%, ché bisogna pur fare un favore a Calenda – e soprattutto il nodo delle preferenze, che Forza Italia spinge a reintrodurre, mentre Fratelli d’Italia preferisce mantenere i listini bloccati.

La presidente del Consiglio afferma, secondo le agenzie, che la riforma servirebbe a garantire maggiore stabilità di governo, soprattutto al suo. E’ convinta che si debba evitare che la frammentazione attuale renda difficoltosa la formazione di maggioranze solide nella legislatura 2027-2032 (cosa voglia dire con frammentazione attuale) è tutto da scoprire.

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E’ Donzelli invece ad affermare che l’obiettivo sarebbe quello di “assicurare governabilità e coerenza programmatica alla coalizione”, che detto da un componente di peso dell’attuale coalizione di governo dà da pensare.

Le opposizioni, insieme a diversi costituzionalisti, criticano però l’impianto giudicandolo una riforma su misura per le destre, teso più a ridurre  la rappresentatività del Parlamento, limitando la possibilità degli elettori di scegliere direttamente i propri parlamentari, che alla soddisfazione degli obbiettivi di stabilità – questo è il governo che si vanta di essere uno dei più stabili della storia della Repubblica.

Sarà guerra aperta e battaglia aspra. Detto per inciso, la riforma toccherebbe l’equilibrio tra stabilità dell’esecutivo e autonomia degli elettori – un equilibrio che, negli ultimi vent’anni, l’Italia non è mai riuscita a definire in modo davvero condiviso – e darebbe al presidente del Consiglio un potere praticamente illimitato.

 

 

 

(25 novembre 2025)

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