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Cui prodest?

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Testo:


di Marco Biondi
Marco Biondi

I latini ci hanno insegnato tanto. Una delle cose che mi vengono alla mente più spesso quando qualcosa non mi torna è proprio questa frase: “cui prodest?” In italiano “a chi giova?”. L’ultima volta che ci ho pensato è quando ho letto il resoconto della presentazione del “programma” dei 5 Stelle, scaturito dal percorso di “Nova”. Venti punti principali, 159 votazioni proposta per proposta, 45 mila partecipanti. Per carità, nulla da obiettare sul metodo. Se i pentapartiti si chiudevano in stanze fumose e ne uscivano con una lista, neppure tanto dettagliata, di cose che “gli sarebbe piaciuto fare”, il fatto di sentire il parere di 45 mila persone non può di certo essere criticato.

Se però analizzassimo meglio il processo, credo che scopriremmo che la lista di proposte (i venti punti) qualcuno, al vertice, l’avrà pure preparata o, quanto meno, avallata. Il sospetto, quindi, che ci sia qualcosa di vicino al “marketing” politico, vi confesso che mi viene. Prendiamo però in considerazione le dichiarazioni pubbliche, e qui scopriamo che sulla materia “democrazia”, questi signori molto hanno ancora da imparare.

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Allora: “Se alle primarie, dovesse vincere la Schlein, potremmo anche votarla a patto che il PD accetti integralmente il nostro programma”. A me non sembra una grande apertura. Da che mondo e mondo, in democrazia, quando diversi partiti devono mettersi d’accordo per presentarsi in coalizione, sul programma si discute, non si impone nulla. Quindi già partono male. Poi, sempre sulle alleanze, dicono che va bene la “gamba” moderata della coalizione, ma senza Renzi, che a loro non piace perché ha fatto cadere Conte, poi sostituito da Draghi. Anche qui, qualcosa da dire l’avrei, ma proseguiamo.
Il punto più doloroso riguarda l’Ucraina. È giusto sostenere l’Ucraina che è stata invasa, ma senza fornire armi. E questi come si difendono? Con le cerbottane? E poi no all’aumento delle spese militari. Prendere o lasciare.
Allora, caro “Giuseppi”, tu non ce la racconti giusta. Cioè, stai creando le condizioni per rompere l’alleanza. Se ciò dovesse succedere, la conseguenza sarebbe la nuova vittoria della destra con un sovranista prossimo Presidente della Repubblica. E tu ti prendi questa responsabilità?

Se poi, invece, gli “alleati” dovessero accettare il tuo diktat, il nostro Paese si opporrebbe agli aiuti alla resistenza ucraina anche a livello Europeo, indebolendo ancora di più l’unione, e favorendo una pace “ingiusta” in Ucraina (che senza sostegno europeo potrebbe solo arrendersi). Tutto ciò, a chi giova? Ipotizzo: Putin? Trump? Alla crescita dell’ultradestra in Europa? Perché un’Europa sempre più divisa diventerebbe ancora più debole e incapace di fronteggiare Russia, USA e Cina, ma ne diventerebbe terra di conquista.

Se questo è lo scenario, come puoi, Conte, proclamare il tuo partito “progressista?” Cosa c’è di progressista in tutto questo? Forse la nuova versione del reddito di cittadinanza? O hai in mente un nuovo “super bonus” che tenga a carico dello Stato la ristrutturazione delle case dei ricchi evasori? Non ci siamo, “Giuseppi”. Se tu ti allinei alle posizioni di Salvini, dovrebbe essere il “campo largo” a domandarsi se è utile averti in coalizione.

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Allora, mi permetto di dare un consiglio a Elly Schlein, anche se credo non ne abbia bisogno. Lavori sulle pieghe del loro documento e cerchi di spostare il programma da presentare agli elettori concentrandosi sull’Europa.

Vogliamo aumentare le spese militari e mandare le armi in Ucraina? Non noi, noi ci allineeremo a quanto deciderà la Comunità Europea, nel cui Parlamento voteremo convintamente per tutto ciò che serve alla resistenza degli ucraini. Che poi se si riuscisse a procedere con l’Esercito Europeo, ottimizzeremmo gli investimenti e guadagneremmo in sicurezza e protezione. Uno a zero, palla al centro.

Però il “cui prodest” io me lo terrei a mente. Non vorrei che, una volta nel nuovo parlamento, ci si ritrovasse di nuovo un “asse sovranista” come accaduto in passato col Governo “giallo/verde”: Perché questo “nuovo M5S”, a me sembra sempre lo stesso. Appendino, Raggi, un “torna a Surriento” per il povero di Battista: manca solo il redento e ora istruito Di Maio e poi siamo al completo. E il fatto che manchi lui, potrebbe stimolare acute riflessioni.

L’ultima considerazione è semplice: se queste posizioni politiche mirano ad indebolire l’Europa democratica e a favorire principalmente Putin, che vincerebbe la guerra e tornerebbe a venderci il gas, non è che magari un giorno rischiamo di scoprire che questo “favore” non è stato dato “a gratis?” Speriamo di no, anche se non mi sento di escluderlo a priori.

 

 

(22 settembre 2026)

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