Secondo le solite gole profonde parlamentari che spettegolano sempre su tutto, ma che nessuno mai sa chi siano, avvicinandosi il voto sulla legge elettorale, sarebbero sempre di più i senatori e i deputati convinti che Meloni non ci perderebbe il sonno, a parte la scena madre ad uso propaganda, se i suoi le facessero un favore e affondassero quella che con sprezzo del pericolo (e della Costituzione) chiama riforma: se la legge morisse in parlamento il momento del voto si avvicinerebbe e il leggicidio toglierebbe di mezzo la riforma fatta (coi piedi) per togliersi dai piedi la sconfitta, prima che un Vannacci qualsiasi irrompesse sulla scena.
Tra quelli convinti della morte del Melonellum si troverebbe il forzista Cattaneo, il più visibile tra i finti moderati che popolano il quadripartito maggioranza di Governo, secondo il quale crescerebbe il sospetto che Meloni “voglia le elezioni al più presto”.
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In realtà per ora si tratta di puri pettegolezzi di gole profonde, per l’appunto, avendo più volte in questi giorni la premier minacciato la sua maggioranza, a fronte dei timori di imboscate a voto segreto e di franchi tiratori alla Camera contro il Melonellum, che un eventuale agguato contro la legge con conseguente affondamento della stessa porterebbe direttamente alle elezioni. Minacce che rendono persino più credibile quel chiacchiericcio parlamentare che vedrebbe Meloni gongolare, con la classe e la discrezione che le sono proprie, di fronte all’opportunità di votare ad aprile così da evitare, nel caso di una sua nuova vittoria (nemmeno così improbabile vista l’aria che tira in casa delle opposizioni), l’ingolfamento parlamentare tra insediamento del nuovo governo e la legge di Bilancio.
Nel giullaresco mondo della politica italiana tutto è possibile, persino l’impensabile. Anzi più è impensabile, più è possibile che accada.
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(30 settembre 2026)
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