di Paolo M. Minciotti

Se non ricordo male, navigavo da quelle parti lì quando il PD decise per le primarie, la formula venne decisa per unire il partito e sentirne la voce attraverso il voto di iscritti e simpatizzanti e procedere poi sostenendo il segretario/la segretaria nel percorso unitario del partito e nel rispetto di chi aveva votato e versato l’obolo richiesto a sostegno del partito. Quando poi si sia deciso (e con che rispetto) di passare sopra il voto dei milioni di persone, elettori PD e del centrosinistra, per lasciare sfogo ai mal di pancia e alle vendette interne, e in nome di cosa, non è dato sapere.
Ricordiamo alcuni dati: le primarie del 2023, quelle che videro la vittoria di Elly Schlein, portarono ai gazebo del PD 1.098.623 votanti; quelle del 2019 che portarono alla vittoria di Nicola Zingaretti videro 1.582.083 di votanti scomodarsi per andare a votare, non l’hanno fatto per passare il tempo. Alle primarie del 2017 (vinse Renzi) arrivarono 1.848.658 votanti e a quelle precedenti quando Renzi vinse per la prima volta al voto andarono 2.814.881 elettori. Ero da quelle parti, dicevo prima, e l’entusiasmo di coloro che si recavano a votare per decidere sulla vita politica, per contribuire alla vita politica, del loro partito me lo ricordo bene. Poi l’apparatchik di turno, o forse un bureau, ha deciso che dell’entusiasmo degli iscritti se ne poteva anche fregare e è passato oltre. Le primarie sono così diventate uno strumento democratico di elezione del segretario/segretaria PD con licenza di accoltellamento alla prima occasione e se l’occasione non c’è, la si crea. Per questo da quelle parti non ci sono più stato.
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di Daniele Santi Dovendo evitare ancora una volta di parlare di ciò che non ha fatto e non farà... →
Le reazioni al nostro sondaggio più recente riservato a lettrici e lettori del nostro quotidiano (poche centinaia di voti e nessun metodo scientifico messo in campo, appositamente), tradottesi in una serie di commenti acidi, sgradevoli e disinformati sulla figura di Stefano Bonaccini uscito come candidato premier possibile secondo chi ci legge, starebbe a dimostrare che l’operazione PD sulla delegittimazione delle primarie parrebbe perfettamente riuscita. Per una che commenta ad minchiam, addirittura Bonaccini sarebbe stato trombato da Schlein alle ultime primarie e quindi delegittimato. Senza sottilizzare troppo sulla definizione di trombato usata a sproposito, questa che commentava ad minchiam ignora che Bonaccini vinse nel partito, tant’è vero che ne divenne presidente.
Ma come scriveva Marco Maria Freddi in questo editoriale su Gaiaitalia.com Parma, la questione non è stabilire se Schlein debba essere più o meno simpatica a Gori, a Guerini, a Delrio, a Bonaccini o a chiunque altro. La questione è stabilire che cosa vuole essere il Partito Democratico. La questione è capire perché per stilare un programma da sottoporre ai potenziali alleati occorrano mesi e mesi, che cosa la segreteria Schlein e la presidenza Bonaccini vogliano da questo partito, dove si voglia andare, perché quei cacicchi che la buona Elly voleva rendere innocui siano ancora lì dove stavano.
La domanda è: il PD e i suoi alleati vogliono vincere le elezioni nel 2027 o siamo solo ai proclami? E le primarie, straordinario strumento di democrazia partecipativa che dovevano essere ascolto della base del partito devono essere uno strumento dinamico al servizio del partito, utile a rafforzarne la segreteria e quindi l’azione politica, o devono diventare il momento in cui chi ha perso si vendica di chi ha vinto vanificando ogni strumento messo in campo per la costruzione di politiche e alleanze?
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Tra le tante domande cui il PD deve rispondere ci potrebbero stare anche queste. Ma il PD non ha voglia di rispondere alle domande perché è travolto da se stesso e dalle sue dinamiche interne… e manca poco, ormai. E il tempo passa in fretta. Insomma, le volete vincere le elezioni del 2027 o no?
(27 agosto 2026)
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