di Giovanna Di Rosa

Insomma secondo i soliti media molto ben informati Mentana freme, e freme per lasciare La7 della quale una volta era l’ombelico attorno al quale ruotava l’informazione (oggi è evidente che non è più così) e che oggi – sentendosi spodestato? – accusa la rete di essere una nuova Rai Tre (e cosa ci sarebbe di sbagliato? la Rai Tre alla quale si riferisce era una Signora Rete, magari ce ne fossero ancora) e di essere certo che il popolo di destra su La7 non ci approda perché non si sente a casa. Verrebbero lunghe serie di sarcasmi, ma oggi non ne abbiamo voglia. Si fa però notare sommessamente che sulla rete di Cairo appaiono con frequenza direttori ed editorialisti dei quotidiani di destra ai quali spesso viene dato più spazio che agli altri ospiti, e se non gli viene dato se lo prendono con polemiche gratis, toni spesso sgradevoli, caciare e gazzarre. Punti di vista pochi. Ma è un’opinione.
E’ racconto di Mentana stesso che Berlusconi gli chiese di fargli un TG che piacesse alla gente, e lui lo fece. Poi se ne andò e quello che sono oggi i TG Mediaset nulla ha a che vedere con Mentana che molto invece ha concorso all’identità de La7, anche a quella informativa, e allo stile unico del suo TG La7 con le celebri gag tra regia e conduttore-direttore per i numerosi errori, ritardi, disattenzioni. Il TG La7 è il terzo TG delle 20, in termini di ascolti, ed il quarto della fascia del mezzogiorno. La 7 è una rete che aumenta gli ascolti costantemente grazie a una programmazione che non è di parte, ma parla a quel pubblico che fugge da Telemeloni dove non trova più ciò che cercava: e si parla proprio di Saviano, Augias, l’informazione di Gratteri, Barbero, Gruber e i volti che si conoscono. Se Saviano parla di mafie e il pubblico di destra non si sente a casa non è certamente un problema de La7, è un problema culturale.
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La sensazione invece è che Mentana non si senta più al centro della scena (quella decisionale), centro della scena appannaggio ora del plenipotenziario Andrea Salerno, e sembra un po’ arzigogolata la sua posizione critica contro La7 che ha fatto quello che si fa in ogni economia di mercato: ha occupando spazi che erano liberi, specie per quanto riguarda l’informazione televisiva; non è una televisione di sinistra, nonostante Mentana e quello che dice, e ha riempito un vuoto che era diventato clamoroso: quello della informazione anche antigovernativa. Lo aveva fatto (peggio) Rete 4 durante i governi precedenti. L’editore di La7, Urbano Cairo, è anche il presidente di RCS e del gioiello di famiglia che è il Corriere. Né RCS, né il Corriere possono essere tacciati di essere pericolosi organi informativi comunisti, brutti, sporchi e cattivi. Seguiamo frequentemente La7 e non sembra che manchino le voci di destra, si tratti di Vannacci o di Bocchino. Il giudizio di Mentana sulla rete è ingeneroso: dica che se ne vuole andare e punto. Del resto è dai tempi della polemica con Gruber per i continui ritardi del suo TG che qualcosa deve essergli rimasto sul gozzo. Certamente è diventato più puntuale. Altrettanto certamente non è più l’ombelico della rete di Cairo.
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(26 agosto 2026)
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