di Daniele Santi

Dovendo evitare ancora una volta di parlare di ciò che non ha fatto e non farà perché non ci sono margini, la presidente del Consiglio delle promesse mancate, colei che ha promesso tutto il promettibile e poi ha fatto il contrario, va all’assalto di Stefano Bonaccini – che è il vero nemico che lei teme in vista del 2027. La polemica, tanto inutile quanto montata sul nulla, riguarda un intervento del presidente del PD in Liguria, a Savona, dove in compagnia di Roberto Arboscello, Bonaccini ha parlato lunedì scorso.
Secondo Meloni, il presidente del PD avrebbe “insultato” gli elettori di destra per avere detto che “negli ultimi anni una parte consistente delle persone economicamente più fragili, di chi vive nelle periferie e nelle aree interne e di chi ha avuto meno opportunità si è rivolta alla destra”; ha poi aggiunto che “la sinistra deve interrogarsi su questo, perché la sua funzione storica dovrebbe essere proprio quella di rappresentare chi ha meno e migliorare le sue condizioni di vita”. Ho ascoltato personalmente, con queste orecchie (che non sono le augustissime orecchie di Meloni, ma fanno il loro mestiere che è quello di ascoltare), diverse volte Stefano Bonaccini articolare questa affermazione partendo da una riflessione politica sulle sue proprie origini e su quelle della sua famiglia e su quello che la sinistra dovrebbe essere per dare risposte a chi non ne ha avute. Mai ho percepito nessuna forma né di disprezzo né di snobismo, trattandosi di riflessione che a mia volta, pur senza avere ruoli politici, ho fatto.
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Mai lei no. Lei deve trovare il nemico del giorno e oggi è il turno di Bonaccini con aiuto di fantasiosa ricostruzione e di altrettanto fantasiosa spiegazione: “Il voto al primo e secondo Trump, il voto per la Brexit qualche anno fa, il voto in Germania a destra, quello alla Le Pen, quello in Italia, prima alla Meloni e a Salvini, oggi forse a Vannacci, è un voto che vede in maniera maggioritaria il voto di chi ha poco studiato, di chi vive nelle aree interne o nelle periferie delle città, di chi sta peggio economicamente”. Poi Giorgia Meloni, semplificando eccessivamente come è abitudine delle destre (chissà perché semplificano, che sembra un battuta e forse la è…) va giù di accuse con il consueto pesante e sterile sarcasmo: “In una illuminata lezione” spiega la presidente del Consiglio, “Stefano Bonaccini ci spiega che milioni di italiani votano a destra perché hanno studiato poco. L’abbiamo già sentita. Quelli che votano per loro sono cittadini colti, consapevoli e intelligenti, mentre quelli che votano per noi sarebbero ignoranti da compatire, quando non da rieducare”, affermazione che però ha fatto lei, non Bonaccini, che ha detto altro.
Meloni ha naturalmente scelto Facebook per lanciare la sua accusa – Facebook è peraltro un altro mezzo che non brilla per profondità culturale (chissà perché così semplificando, che pare una battuta, ma non la è…). Accusa che si chiude col consueto pistolotto sulla sicurezza, sui fallimenti della sinistra, sui confini senza controllo, sulle periferie dimenticate, insomma la solita Meloni di lotta e di governo che così presa dalla ricerca della polemica quotidiana, dimentica di essere al governo da quattro anni e di non avere fatto nulla di ciò che ha promesso.
Ha dato mille euro con un click (“Mille euro subito sul conto di chiunque ne faccia richiesta”)? Ha portato le pensioni a mille euro al mese? Ha messo in pratica il blocco navale immediato e la gestione dei flussi? E il taglio automatico delle accise sui carburanti? E la cancellazione del RDC e introduzione del “Sussidio di disoccupazione universale”? O ha drammaticamente ristretto la platea degli aventi diritto e ridotto la copertura, senza la creazione del promesso ammortizzatore universale per tutti i lavoratori in difficoltà? E il superamento della Legge Fornero e Quota 41? E il “Più assumi meno paghi” e taglio shock delle tasse (la pressione fiscale non è mai stata così alta)? E il tetto agli stipendi dei manager pubblici (“Stop agli stipendi d’oro per i burocrati e i vertici delle partecipate”) che è diventato un inno alle deroghe? Oppure ha fatto calare una nebbia che vorrebbe impenetrabile chiamata propaganda per nascondere i fallimenti del suo governo?
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(28 agosto 2026)
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