di Daniele Santi

In un panorama informativo desolante di giornaliste e giornalisti per lo più genuflessi, quando non proni, che ignorano fingendo di ignorare il principio delle domande, delle contestazioni delle baggianate, dei dati citati, verificati e verificabili; in tempi di senatori della Lega con oltre il 90% di assenze in parlamento editori di quotidiani filo-leghisti, di costellazioni di web radio, editorialisti o pseudo tali, di programmi, giornali, telegiornali, editorialisti e salotti nei quali la maggioranza di governo ha aperti microfoni, telecamere e salotti con la stessa facilità con cui ci si sbottona per andare al cesso, abbiamo per fortuna l’opinione di Mentana che afferma “A me non fa piacere una situazione in cui parlano solo quelli di una parte e non ci sono quelli dell’altra. Ci sono due possibilità. O su La7 si apre per fare qualcosa che possa essere visto da tutti, o dato che sono ancora giovane penso che posso pure fare altro”.
Sarebbe interessante che dicesse la stessa cosa di Rai o Mediaset ma, giustamente, Mentana non lavora (per ora) in Rai o a Mediaset e si preoccupa del suo orticello, rendendo noto che non potendo dettare la linea editoriale, se mai l’ha fatta, e non avendo più il potere decisionale di un tempo, se le cose non cambiano lui se ne va. E’ possibile che Urbano Cairo gli apra la porta, considerando che non ci sembra si stia stracciando le vesti alla notizia della possibile dipartita in vita del maratoneta preferito dall’urbe. O che non si impicchi per trattenerlo.
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Ma è interessante analizzare il contesto informativo nel quale Mentana ha criticato La7 troppo di sinistra: le reti Rai sono controllate dal governo, le reti Mediaset sappiamo da dove vengono e ne conosciamo la proprietà, è facile dunque capire da che parte stanno; un attentato a Ranucci è diventata la scusa per la tv di Stato di decapitare conduttore e trasmissione, perché coinvolto; le destre rifiutano continuamente gli inviti di La7, almeno con i loro capi supremi; Meloni e Salvini non vanno da Formigli, non vanno dall’odiata Gruber, declinano gli inviti (ma Meloni da Mentana c’è andata, guarda un po’) e succede, a uno sguardo da incolti come il nostro, di percepire che i giornalisti della rete di Cairo le domande le fanno, rifiutando il ruolo di scendiletto, e hanno persino l’ardire di contestare le risposte che non paio soddisfacenti o in linea con affermazioni precedenti. Ha ragione Mentana: c’è aria antidemocratica a La7, se addirittura c’è chi si permette di contestare le risposte dell’intervistato di turno e i politici vengono intervistati sul serio. E per il democrata è molto più semplice dire “Non ci invitano mai” che dovere rispondere a domande che non gli piacciono.
Dunque è in questo panorama di colonizzazione dell’informazione (già avvenuta) che Mentana scopre una specie di emergenza democratica che si chiama La7 dove c’è addirittura una come Lilli Gruber che impedisce che la trasmissione che conduce diventi un comizio. Che mancanza di rispetto. Certo erano meglio i tempi del TG2 e di Quelli che il Calcio, ma è un mondo difficile. E ci si dovrà fare i conti. E nel frattempo stare a vedere dove finirà Mentana. Proprio come se fosse una cosa importante.
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(27 agosto 2026)
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