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Era il 3 luglio 2005: Zapatero approvava il matrimonio egualitario in Spagna, e Prodi diceva…

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di Paolo M. Minciotti
Paolo M. Minciotti

Il 3 luglio del 2005 Zapatero approvava in Spagna quella che è diventata una pietra miliare del diritto: il matrimonio egualitario. La legge permise a decine di migliaia di coppie formate da donne e da uomini di uscire dalla clandestinità formale oltre la quale erano confinate e diede nuovo slancio al paese. C’era grande movimento anche in Italia ai tempi, e si discuteva parecchio sull’argomento. Romano Prodi, che sta ancora lì a fare il progressista a tutti i costi, interpellato sulla questione coppie omosessuali si o no rispose con una frase che ci teniamo a ricordare: “Non si può zapaterizzare il paese”. Nemmeno si degnò di entrare nel merito. Per lui, zapaterizzare, significava spostare l’Italia troppo oltre ogni ragionevole limite. Dei diritti di milioni di cittadini se ne fregò anche lui. E sta ancora lì a far finta di niente.

L’uscita prodiana, ero lì, me la ricordo, non risulta nemmeno più dagli archivi internet dunque chiunque potrà accusarmi di essermela inventata. Confermo che è vera. Ma passiamo oltre.

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Ventuno anni dopo l’unica novità di questo paese asfittico, sempre più fascista e cialtrone come sempre, risale al 2016: ed è l’approvazione della legge (brutta finché volete, ma è l’unica che c’è) sulle Unioni Civili, approvata dal PD di Matteo Renzi segretario, con il M5S che calò la scure del suo no imperdonabile a pochi minuti dal voto e il necessario soccorso chiesto ad Alfano che in nome del suo chiese di sacrificare la step-child adoption. Ero lì, e so come andò.

Il resto che brilla sotto il sole della politica italiana per la sua insostenibile stupidità, ventuno anni dopo Zapatero e dieci anni dopo l’okay alle Unioni Civili in Italia voluto da Renzi – dopo di lui non ci sarebbero più state maggioranze possibili per approvare quella pur poverissima Legge – è la sempre più insopportabile povertà di una politica incapace persino di trovare scuse decenti alla propria inutilità, legata alla poltrona, centrata sul potere, senza un progetto futuro, diretta alle proprie tifoserie, e senza una visione per l’Italia da qui a cinquant’anni. E l’immaginaria coalizione di centro-sinistra che si candida a governare il paese senza un programma, senza un candidato premier, senza dire cosa farà, è così impegnata a togliersi dai piedi Renzi (l’unico a dire che Meloni non deve più stare dov’è) da dimenticarsi di dire a chi vorrebbe votarla cosa vuole fare.

Sto difendendo Renzi? Niente affatto: sto dicendo che Renzi, il politico che ha approvato le Unioni Civili in Italia, viene isolato nei fatti dalle dichiarazioni del sedicente campo largo, mentre la segretaria del PD (una donna che ha una relazione con un’altra donna e che sulle questioni dei diritti delle persone LGBTI potrebbe scomodarsi molto di più) mette pubblicamente da parte Renzi per pubblicamente incontrarsi con Prodi. E nel frattempo Vannacci ingrassa.

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(4 luglio 2026)

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