Cinque anni di investimenti di cui nulla si vede di buono, una valanga di miliardi dei quali sembra essersi persa ogni traccia, miliardi di parole spese su investimenti, piani nazionali, piani mattei (la lettera minuscola è d’obbligo) genuflessioni albanesi alla presidente del Consiglio, tutte cose così vere che hanno portato l’Italia ad essere l’ultimo paese per crescita tra i 27 dell’UE – e nel 2027 andrà peggio. Loro, quelli che stanno al Governo cosa fanno? Si chiudono in via della Scrofa a discutere di legge elettorale vendendola per una legge di stabilità quando sono al Governo da quattro anni con una delle maggioranze più stabili della storia. A chi vogliono raccontarla?
Sugli obbiettivi centrati dal PNRR parleranno i posteri e certamente anche l’Unione Europea come ha già fatto per il Ponte sullo Stretto, unico ponte nella storia dell’uomo ad essere crollato prima di essere costruito. Poi mettiamoci la richiesta di restituzione di 12 milioni di euro da parte dell’UE, fondi stanziati dall’Unione Europea per coprire le spese di progettazione preliminare e gli studi di fattibilità necessari per l’inserimento dell’infrastruttura nei corridoi strategici della rete TEN-T (Trans-European Transport Network) con la richiesta di restituzione scaturita dal fatto che, a causa dei lunghi anni di stallo, delle interruzioni nei lavori e del mancato rispetto delle tempistiche concordate, le finalità per cui il contributo era stato originariamente concesso sono decadute o non sono state pienamente soddisfatte entro i termini previsti.
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Loro cosa fanno? Del ponte nemmeno parlano più. Però si riuniscono in via della Scrofa per parlare della legge elettorale, che sa di incostituzionalità da lontano (poi la faranno passare, state certi, e ricordatevi il Porcellum) e la presidente del Consiglio si occupa di inventarsi la persecuzione dei politici di destra che qualcuno (il solito establiment, perché il complottismo è verbo) non vorrebbe né al governo né al Quirinale (potremmo avere un presidente che non sia di sinistra? disse la presidente. Ce ne sono stati tanti: almeno tre da ricordare. Faccia i nomi).
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(30 giugno 2026)
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