di Giancarlo Grassi
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C’è certamente qualcosa di irrituale in una Marina Berlusconi che lancia il diktat dal suo ufficio ed esercita potere politico su un partito politico con esponenti in Parlamento, decidendo e agendo per un rinnovamento. E a poco servono i Gasparri che dicono che hanno deciso da soli o i Tajani che minacciano dimissioni come se importasse al mondo, la partita è più seria e più inquietante. Pensavamo di avere visto tutto, ma una presidente d’azienda e di finanziarie che ordina dalla sua poltrona dirigenziale chi deve giubilarsi dentro un partito (di cui è pure proprietaria), non s’era ancora visto. Nemmeno con gli Agnelli.
Il gesto appare tanto più irrituale perché dall’area dei Berlusconi non si hanno ancora notizie di una discesa in campo in prima persona di uno dei due pargoli alla guida di un impero che cresce anche grazie al fatto che il loro partito è al governo, e che si esprimono nel solco del partito dinastico o per diritto ereditario o peggio ancora del partito famigliare, formula sposata anche dalle due Meloni dopo che il la è stato dato dall’asse ereditario dell’augusta famiglia di Arcore. Cosa bolle in pentola?
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Leggi l'articolo →Non è dato saperlo, non ancora, ma riteniamo si capirà in tempi ragionevolmente brevi. Marina Berlusconi, così come il fratello Piersilvio, non sono esponenti di destra nel senso meloniano del termine. Sembrano più appartenere a una cultura liberale, seppur con eccessivi geni familisti e proprietari, e non sembra esserci all’orizzonte una discesa in campo – soprattutto non ora, perché tutti e due hanno perso il referendum – entrambi sembrano non avere il gusto per l’uso spregiudicato delle loro corazzate mediatiche che stanno lasciando a Meloni, protagonista di monologhi gestiti da scendiletto compiacenti che sembrano non averle giovato soprattutto quando le serviva. Questo a parte le passerelle da presidente del Piersilvio che ogni tanto scende a complimentarsi coi conduttori.
Rimane l’irritualità degli sgambetti a Forza Italia, ma il vero obbiettivo sembra essere Antonio Tajani imbarazzante tanto nelle sue uscite politiche quando nelle sue azioni da ministro degli Esteri. Se continuerà il pressing da Mondadori alle aule parlamentari e dovesse cadere anche la testa del capogruppo alla Camera potremmo forse capire qualcosa in più. Bisognerà anche aspettare di vedere a quale cavallo Marina Berlusconi metterà la sella e hop hop hop somarello.
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(28 marzo 2026)
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