Il primo ministro britannico, Keir Starmer, dopo un colloquio con il segretario generale della Nato, Mark Rutte, e con il presidente francese, Emmanuel Macron ha reso noto, via Downing Street, che “Gli attacchi alle infrastrutture critiche rischiano di spingere la regione in una crisi ancora più profonda” ribadendo l’importanza di “garantire la sicurezza di questa rotta marittima fondamentale e di sostenere la libertà di navigazione” aggiungendo che “E’ vitale che i partner collaborino per elaborare un piano realizzabile”; dalla dichiarazione è scaturito un accordo politico (come si è affrettato a rendere noto Tajani a margine, non sia mai che non gli tocchi prendere una decisione) tra Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone al quale si è aggiunto il Canada in un secondo tempo, sulla necessità di intervenire pacificamente e non militarmente per garantire la regolare apertura dello stretto di Hormuz.
“E’ un documento politico, non un documento militare, per lavorare insieme, per cercare di creare le condizioni per garantire la libertà di circolazione marittima, per lavorare insieme parlando con le varie parti, dando messaggi politici”, si è affrettato a dichiarare il ministro degli Esteri Antonio Tajani a Tagadà su La7 riferendosi alla dichiarazione congiunta su Hormuz firmata con Regno Unito, Francia, Germania, Olanda e Giappone. “Lavoriamo per garantire la libertà di circolazione marittima” ha continuato Tajani “il traffico marittimo deve essere garantito” (….) “Non siamo parte della guerra, e non vogliamo essere parte della guerra”.
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Leggi l'articolo →Antonio Tajani aveva già espresso con fermezza nei giorni scorsi – “All’Iran dico basta. A Israele dico basta” – il suo punto di vista sulla situazione nel Golfo offrendo al mondo intero la profondità del suo pensiero geopolitico.
(20 marzo 2026)
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