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Maggioranza di destra contro la procura svizzera: quando l’indignazione ha la memoria corta

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I Tg del network Telemeloni sono corrosi da un’indignazione intestina che lanciano con la forza di una catapulta fuori dagli schermi a puro uso ascolti, in un esercizio che definisco professionalmente disdicevole, a suon di giudizi al vetriolo sulle decisioni della Giustizia elvetica rispetto alla tragedia di Crans-Montana e al disgustoso comportamento della proprietà del locale. Il Moretti, si pronuncia alla francese perché è Corso, lo si dice ad uso disfunzionali, è stato rilasciato dietro cauzione, come prevede la legge della Svizzera e stesso destino sarà destinato alla di lui moglie, quella che piangeva.

Ignorando completamente il fatto che la Svizzera è un paese sovrano e fa quello che le pare della propria Giustizia che applica ai suoi cittadini, Meloni si è scagliata ad uso referendum interno contro la Procura svizzera gridando che chiederà spiegazioni (“Qui vige la separazione dei poteri”, le ha risposto il presidente svizzero e sarebbe bastato per chiuderle la bocca) e Tajani e Salvini, (in)fedeli vassalli le stanno dietro nella rincorsa al nulla che è propria di questa destra che si inventa gli scandali per cavalcarli (e tutti i gatti miao) ignorando i problemi reali del paese che governa.

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Era il 5 aprile 2011 quando la Camera dei deputati approvò una mozione che sosteneva che l’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi avesse agito convinto che Karima El Mahroug (detta Ruby) fosse la nipote del presidente egiziano Hosni Mubarak (ci si riferiva a quel puttanaio sollevato da una roba pochissimo chiarita e piena di balle) della quale ancora troppo poco si sa nonostante le sentenze.

Giorgia Meloni era all’epoca Ministro della Gioventù, votò a favore della mozione – era quella stessa Meloni che in campagna elettorale pre-presidenza del Consiglio, disse che non era mai stata ministro in un governo Berlusconi. Anche Matteo Salvini all’epoca deputato della Lega Nord, votò a favore della mozione, perché ci sono sempre indignazioni di serie A e di serie B; Antonio Tajani nulla fece perché nel 2011 non era presente nel Parlamento italiano ricoprendo la carica di Commissario europeo per l’industria e l’imprenditoria a Bruxelles e non partecipò al voto, anche se è facile immaginare – magari sbagliandosi – che non avrebbe certo votato contro.

La mozione passò con 314 voti favorevoli, 302 contrari e 2 astenuti. L’obiettivo politico del voto era quello di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale contro la Procura di Milano, sostenendo che la competenza sul caso dovesse spettare al Tribunale dei ministri. Sappiamo come finì ed è inutile tornarci sopra.

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Ci si chiede solo perché, e anche quella risposta è sotto gli occhi di tutti, si manifesti una simile indignazione oggi di fronte a una decisione scandalosa della giustizia svizzera, irrispettosa delle vittime e delle loro famiglie, dopo avere votato a favore di una palese bugia (la fin troppo famosa Ruby non era la nipote di Mubarak) dentro il parlamento italiano con una votazione altrettanto scandalosa che ha preso in giro un popolo intero.

(26 gennaio 2026)

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