di Paolo M. Minciotti
Ci spiace ma il governo italiano su questa brutta storia continua a rimediare figuracce mentre sempre più fantasiose sono le spiegazioni che Palazzo Chigi e augusta famiglia forniscono sulla questione Almasri. Lui è quel generale sotto mandato di cattura della Corte Penale Internazionale per reati di tortura, violenza sessuale (anche su bambini) e cosucce del genere.
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Se è vero che trattenere il Generale giocherellone con la pelle degli altri mentre era sul suolo italiano, sarebbe stato riconoscere il mandato della Corte dell’Aja – e non sembra che questo governo sia molto disponibile su questi temi – è altrettanto vero che la lunghissima sequela di scuse e giustificazioni una meno credibile dell’altra messe in campo dal governo Meloni e dal ministro Nordio non aumentano di certo la già scarsa fiducia verso le sue decisioni su una giustizia giusta. E oggi ci fanno la morale su una riforma irricevibile.
Per tornare ad Almasri, è stato incriminato e arrestato in Libia per reati di tortura (uno dei prigionieri sotto la sua custodia [sic] sarebbe morto per la crudeltà delle torture subite) ed altri reati, su ordine della procura generale libica. La notizia è stata diffusa dall’emittente libica Libya24, attraverso il suo profilo Facebook. Almasri è stato rinviato a giudizio per avere torturato migranti e provocato la morte di uno di loro.
La carcerazione è stata disposta dopo indagini sulla morte di un prigioniero nella Fondazione per la riforma e la riabilitazione, struttura carceraria di Tripoli. Lì sarebbero state commesse violenze su almeno 10 detenuti e le prove raccolte erano tali da giustificare l’arresto. Almasri risulta essere in carcerazione preventiva.
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(06 novembre 2025)
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