di Giovanna Di Rosa
La Sindaca di Genova Silvia Salis ha reso pubblici, come se ce ne fosse bisogno, e ha fatto materia politica in consiglio comunale a Genova degli insulti che riceve quotidianamente via social. Non insulti nel merito – ingiustificabili comunque, anche se dato il ruolo che riveste farebbero parte del gioco – ma insulti sessisti gratuiti e pubblicati quotidianamente sul suo profilo Instagram a odiatori e maschi alfa repressi, frustrati e violenti.
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“Serve educazione affettiva”, dice la Sindaca
Sotto a un post del Teatro Carlo Felice, scrive Salis, un utente scrive che “si vede che suono il flauto”, chissà a cosa fa riferimento. Non so se a un sindaco uomo farebbero le stesse battute. Come non so se a un candidato sindaco uomo in campagna elettorale avrebbero postato le sue foto in bikini, perché anche quella è una forma di violenza.
E ancora, un altro uomo con nome e cognome scrive “pensasse a prendere un po’ di belino le calmerebbe i nervi”. Questa è la società nella quale ci muoviamo e se il centrodestra a Genova e in Italia sostiene che in questa società non serve un’educazione affettiva e sessuale sono molto lontani dalla realtà.
Poi, chiude Salis, un signore che nelle foto ha in braccio sua figlia, con nome e cognome, c’è anche scritto dove lavora, sotto un mio post ha scritto: “sei proprio una gran p*****a”. Non mi ha scritto “incapace”, perché alle donne dici p*****a, non incapace.
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(5 novembre 2025)
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