di Giancarlo Grassi
Sostiene il ministro Giorgetti che l’Italia “ha elaborato una proposta, presentata all’ultima riunione del Consiglio Ecofin con l’obiettivo di colmare il divario di investimenti dell’Europa nel settore della difesa e della sicurezza e migliorare significativamente le sinergie tra risorse nazionali e a livello Ue” cercando di minimizzare “l’impatto sul debito pubblico” per accrescere, persino, “la sua capacità di attrazione di investitori privati e il suo appetito per il rischio”.
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Sostiene Salvini: “No al riarmo, assurdo indebitarsi. L’Europa non segua i toni bellicisti” – lo dice l’uomo dei toni pacati e dell’eloquio flautato – “Bisogna caldeggiare la trattativa Zelensky-Putin. Investiamo sulla sicurezza, ma non a discapito di sanità e spese per le famiglie”, sanità e spese per le famiglie sono quei capitoli che sono stati ghigliottinati dal governo di cui Salvini è vicepresidente.
Sostiene Giorgetti: che “l’attuale panorama geopolitico è caratterizzato da forte incertezza e complessità che non possono che essere fronteggiati articolando una risposta coerente da parte degli Stati membri dell’Unione europea”; sostiene Salvini che “non possiamo essere favorevoli o contrari a qualcosa che ancora non conosciamo” soprattutto, aggiungiamo noi, quando non c’è nessuna voglia di mettere in piedi una proposta su cui essere favorevoli o contrari.
Sostiene Giorgetti che per il governo “italiano il finanziamento della difesa non potrà avvenire a scapito di settori fondamentali per i cittadini, quali ad esempio la sanità e i servizi pubblici”; tanto si possono sempre fare a pezzi, servizi e cittadini, con altre misure come dirottare i denari del PNRR che dovevano andare, per dire, di qua e spostarli di là.
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Insomma nonostante la differenza nelle slide, con un Giorgetti molto più istituzionale e un Salvini più arrembante forse per salvarsi meglio al Congresso, la storia è la stessa ed è comune: agitare le folle fuori dal Governo per poi rimanere fedeli alla linea dentro il Governo. Il gioco non regge più per la Lega che, con le sue azioni pro-consenso, favorisce il consenso a Meloni che veleggia oltre il 30% con la Lega che perde decimali ad ogni rilevazione. Chi pensa che il Giorgetti istituzionale dica altro rispetto al Salvini agitatore sappia che non è così. Vanno in coppia e sono inseparabili l’uno dall’altro: come lo sporco e il sapone.
(12 marzo 2025)
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