I ribelli jihadisti che hanno attaccato la Siria di Bashr-al-Assad mettendo in sommovimento l’intera regione hanno dichiarato che la caduta del regime è in vista proprio subito dopo essere arrivati alle porte di Damasco. Nel frattempo al-Assad ha fatto perdere le proprie tracce: non è in nessuno dei luoghi dove dovrebbe essere, hanno dichiarato funzionari siriani, secondo i quali anche le guardie del palazzo presidenziale avrebbero lasciato i loro posti. Lui dichiara di essere in Syria, ma tutti ritengono che abbia lasciato il paese.
Il ministro degli Esteri iraniano, a margine degli accadimenti, ha dichiarato che lo stato di insicurezza in Siria è un problema per l’intera regione e che il suo regime farà “ogni sforzo possibile” (speriamo dentro la civiltà, ndr) “per assicurare la sicurezza e combattere i terroristi in Siria”. Lo scrive Al Jazeera che cita l’agenzia IRNA.
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Per gli Stati Uniti è tempo di negoziare la fine del conflitto
Il Dipartimento di Stato americano ha dichiarato che Washington tiene monitorata la situazioni in Siria e che è tempo di “negoziare la fine del conflitto”, aggiungendo che è stato il costante rifiuto di al-Assad di negoriziare la fine del conflitto in Siria la causa della situazione odierna.
Il capo degli oppositori Hassan Abdul Ghany ha nel frattempo rilasciato ai media una breve dichiarazione che lascia poco spazio a dubbi: “Promettiamo al regime criminale che ci saranno sorprese nel cuore di Damasco”. Non ha aggiunto ulteriori dettagli.
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(7 dicembre 2024)
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