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La fine di Eltsin ed il colpo di stato silenzioso del Kgb di Putin

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di Vanni Sgaravatti

Primakov ex direttore Kgb e dell’intelligence internazionale riemerge dopo il crollo dell’Urss, insieme agli uomini del Kgb, che prendono le fila del Gabinetto del Procuratore Generale Skuratov. Il procuratore russo che mise sotto tiro denunciò e investigò sui traffici degli uomini di Eltsin.

Prima affrontano alcuni scandali degli Oligarchi, poi denunciano i 50 miliardi di dollari versati alla Fimaco, la piccola società di copertura con sede negli Usa e alla fine prendono di mira la Mabetex, con sede a Lugano, società da cui passano interessi e transazioni di Eltsin, in particolare i miliardi di dollari per restaurare Cremlino.

Pugačëv racconta che tutti avevano paura di quello che stava per succedere. Gli uomini del Kgb odiavano Eltsin perché pensavano fosse un agente dell’occidente e odiavano i sette banchieri che si erano allontanati dai loro padroni del Kgb, dopo che il meccanismo delle tangenti e dei fondi neri lo avevano messo in piedi loro (Catherine Belton, “Tutti gli uomini di Putin, editore la nave di Teseo, pag. 151).

Felipe Turover agente Kgb, cercava qualcosa per incriminare Eltsin. Lui era l’agente operativo, quello dei lavori sporchi. Intervistato ha sempre rifiutato di fare i nomi degli agenti della sicurezza che facevano parte del gruppo che complottava per cacciare Eltsin dal potere. Amico dell’ex direttore del dipartimento del Kgb per il finanziamento delle operazioni illegali all’estero faceva parte della dirigenza della sicurezza fin dagli anni ‘80. Era lo stesso brillante, sboccato agente dell’intelligence internazionale che a San Pietroburgo aveva messo in piedi il piano “petrolio in cambio di cibo” nei primi anni ’90, il piano che aveva creato fondi neri strategici per Putin e i suoi alleati del Kgb. I documenti mostrano che molti di questi piani erano passati per il banco del Gottardo, una piccola banca nascosta alla periferia di Lugano. Il banco del Gottardo fu scelto perché avevano bisogno di una piccola banca con una reputazione molto sporca. Il Gottardo era stato il braccio all’estero del banco Ambrosiano, la banca legata al Vaticano, crollata fra gli scandali negli anni ‘80, quando il suo presidente, Roberto Calvi, venne trovato morto impiccato a Londra. Numerosi piani finanziari russi illegali passarono per i suoi conti correnti, compresa una serie di scambi e di esportazioni di materie prime che avevano consentito il trasferimento di miliardi di dollari.

I conti del san Gottardo misero in luce l’esistenza di carte di credito a favore di Eltsin e della figlia, con importi a loro favore, risibili rispetto ai fondi neri, ma comunque illegali. Erano una specie di tangenti che Pacolli, il capo Kossovaro, pagava in cambio della gestione dei conti della Mabetex, società che a cui era affidata la ristrutturazione del Cremlino. In realtà, nel banco san Gottardo ci stava anche Mes, che esportava petrolio statale, con permessi di esportazione assegnati ad amici di Eltsin. Conti che inizialmente dovevano servire per supportare la Chiesa russa, anche se le transazioni di miliardi di dollari che si registravano erano ben superiori ai bisogni di una Chiesa.

Tanti sono i complotti e le manovre, come quelle che evitarono le dimissioni a Surakov, Procuratore generale legato alla vecchia guardia e che, ricordo indagava su Eltsin. Dimissioni, che avrebbero dovuto essere indotte dal consiglio federale, per colpa di un video con prostitute che lo incolpava e incastrava. Un Consiglio e una Duma che vennero intimoriti dal licenziamento di Primakov da parte di Eltsin, evitando così il previsto impeachment.

Il generale Stepasin, però, indagava sul ruolo del Kgb nel fallito colpo di stato di agosto 91, supportato nell’indagine da Cubjas, lo Zar della privatizzazione, che si opponeva al potere delle fazioni del Kgb. Ma tutto precipitò il giorno in cui camionette ed elicotteri fecero irruzione nella banca luganese del Gottardo di Pacolli, uomo di Eltsin, che avvertì immediatamente Sergej Pugačëv, senatore, fondatore di Mezprombank, appartenente alla cerchia di Eltsin. Skuratov, il procuratore, aveva incontrato la procuratrice svizzera Del ponte, si era consultato con il capo Kgb Primakov e con l’agente Filippo Turover, che si irritò per la fine della segretezza. Cominciò la battaglia mortale tra questi uomini, compreso il sindaco di San Pietroburgo Luzkov, sostanzialmente del Kgb e quelli di Eltsin: Valentin Yumashev, capo di gabinetto e marito figlia di Eltsin, Pugačëv banchiere del Cremlino, Borodin, direttore del Dipartimento.

È in questo contesto che la spia Putin mette in campo le sue doti di doppiogiochista. Pur essendo un uomo del Kgb, difende Eltsin, e questo gli permette, come vicecapo del dipartimento di avvicinarlo, di aumentare il suo potere, grazie alla sua gestione delle proprietà, di cui, a quel punto, conosceva e aggiornava l’elenco. Yumashev strinse, quindi, un all’alleanza con Putin, che manteneva un profilo basso, e che con il suo aiuto riesce a cambiare mansione, ottenendo la nomina a primo vicecapo di gabinetto, responsabile delle regioni e poi di capo del Fsb, uomo di fiducia di Eltsin, nominato in quella carica, anche se solo tenente colonnello. Ma quando Yumashev disse a Putin che Sobcak, l’ex mentore di Putin e l’ex sindaco di San Pietroburgo, che voleva far emergere i traffici di Eltsin, sarebbe stato arrestato, Putin lo fece fuggire in Francia, con un aereo dell’amico del Kgb Timchenko. Putin, pur aiutando un oppositore di Eltsin, dimostrò, paradossalmente, un attaccamento al suo capo, facendo sapere che lo difendeva a costo di compiere atti illegali, come avrebbe potuto fare per Eltsin.

E da quella posizione, voluta dalla cerchia di Eltsin, Putin contemporaneamente aiutò l’oligarca Berezovskij, matematico, oligarca che era messo a mal partito da Yumashev, perché troppo visibile, scampato ad un attentato in cui il suo autista fu decapitato, alleato con la malavita cecena, che voleva entrare nel settore automobilistico ad alta intensità di criminalità. Putin, con sorpresa dello stesso Berezovskij, dopo che il suo agente, Litvinenko, era stato ucciso presumibilmente dagli stessi uomini di Putin, si alleò con lui e lo aiutò ad aprire concessionarie a san Pietroburgo, grazie alle sue alleanze con la mafia di san Pietroburgo. Il bastone e la carota, l’aiuto e la minaccia.

Yumashev venne, quindi, ingannato: considerava Putin fidato, pensava fosse stato indottrinato da Sobcak sulla democrazia e non indagò sui dettagli dell’attività di Putin a San Pietroburgo. Ma le minacce per Eltsin, ovviamente, continuarono: il 14 luglio del ’98, i procuratori svizzeri annunciarono di aver aperto un’altra inchiesta penale per il riciclaggio di denaro attraverso conti bancari svizzeri a nome di 24 russi fra cui Pavel Borodin. Quando fu chiesto loro se l’elenco comprendeva la figlia di Eltsin, uno dei magistrati inquirenti svizzeri rispose: “non ancora”. Era chiaro che lo stavano circondando e si diffuse una nuova sensazione di panico. Chiamarono Putin perché sistemasse la situazione. Sembrava l’uomo giusto, dopo che aveva presentato con freddezza il video che ricattava il procuratore Skutarov.

La scelta di Putin rispetto al generale Stepasin fu giustificata alla figlia di Eltsin da Pugačëv, che le disse fosse una persona molto più chiara, giovane e che ascoltava attentamente, anche se, come disse successivamente: “che queste cose fossero pericolose per la famiglia Eltsin era una stronzata” (op. citata, di Catherine Belton). Il giorno dopo, la richiesta di aiuto a Putin, l’impresa edile di proprietà della moglie dell’oppositore politico fu messo sotto inchiesta penale.

Il motivo della scelta di Putin non poté, naturalmente, essere ammesso da lui stesso, perché avrebbe rivelato che l’attribuzione del compito di salvare la famiglia Eltsin fu la causa involontaria della sua ascesa e della fine del loro mondo. Sostanzialmente, avevano bisogno di un uomo forte per proteggere i loro interessi e ottennero più di quello che si aspettavano nella sua versione autorizzata.

Del resto, il rivale e predecessore di Putin in quella posizione, il generale Stepasin, era in difficoltà anche perché non riusciva a controllare la guerra o guerriglia cecena. E Cubjas, lo zar delle privatizzazioni, che si era opposto al piano di Pugačëv per difendersi dall’attacco alla sua banca, sapendo che questo comportava la sostituzione di Stefasin, non fu neppure ricevuto da Eltsin. E quando lui provò a contattarlo, Pugačëv si assicurò che la guardia non dicesse a Eltsin della telefonata. Pugačëv, come scrive la Belton nel suo reportage, aveva lavorato senza sosta negli ultimi 8 mesi per portare Putin al potere, aveva trasformato Putin da nullità totale che era; dal Fsb lo aveva trasformato in un vero pretendente al potere, e, quindi, giustificava la sua opposizione a Cubjas, come necessità per difendere Eltsin e quello che rappresentava, urlando: “dov’era Cubjas quando avevamo dovuto affrontare lo scandalo della Mabetex…? cosa aveva fatto? Era completamente sparito”. (op. cit.).

Le strategie di Putin ebbero, quindi, il successo che conosciamo e suona angosciante, con il senno di poi, il discorso di Eltsin: “Ho deciso di nominare la persona che secondo me sarà in grado di consolidare la società fondata sul più ampio spettro di forze politiche, di assicurare la continuazione delle riforme in Russia. Questa persona riuscirà a unire coloro che intorno a lui nel ventunesimo secolo avranno il compito di fare di nuovo della Russia una grande nazione. Questa persona è il segretario del consiglio di sicurezza il direttore del servizio di sicurezza federale Vladimir Vladimirovich Putin”.

Ma per capire ancora il clima di allora occorre riportare quanto scrive Catherine Belton (op. cit.) in merito agli oppositori in Parlamento. Primakov, l’uomo della vecchia guardia sovietica, era tornato nella scena politica per formare la nuova alleanza con Luzhkov. Erano persone molto più esperte di Putin e, per questo, molti al Cremlino erano preoccupati, visto che Eltsin arrivava solo al 5% dei consensi. E del resto, anche al mondo esterno pareva che gli uomini di Eltsin avessero fatto un grandissimo errore.

Gli spin Doctor del Cremlino, allora, cercarono di trasformare Putin in una persona importante. Putin veniva spesso interrotto nelle riunioni e, quindi, dovettero costruire, per appoggiarlo, un’immagine di spia patriota, sotto copertura, come suo padre, che era penetrato in profondità nelle linee nemiche per infiltrare la rete di comando della Germania nazista. Era l’immagine giusta per rispondere all’inquietante guerriglia cecena, presumibilmente supportata dagli stessi uomini doppiogiochisti del Kgb, come si ipotizza nel reportage della Belton. Putin sarebbe stato il candidato patriota che avrebbe restaurato lo stato russo ed il loro compito era a quel punto far capire che Putin era indipendente dagli uomini di Eltsin, ma un’alternativa agli uomini di Primakov.

Ma nella fretta di organizzare la sua ascesa, Pugačëv prestò poca attenzione ai segnali della doppiezza di Putin. Ad esempio, quando tentarono di sostituire il Procuratore Chaika con un alleato ancora più fedele, Chaika riferì che l’alleanza tra Putin e Cremlino poteva non essere limpida. Putin, quando Chaika, oppositore di Primakov, aveva rifiutato l’incarico di procuratore, gli aveva detto: “hai fatto bene a non accettare gli incarico sarebbe stato un delitto se l’avessi fatto”.

Ma lo scandalo Mabetex non voleva morire e a fine agosto emersero finalmente i dettagli dei collegamenti fra le inchieste e la famiglia di Eltsin, come fu scritto anche in un articolo che il Corriere della Sera pubblicò su Pacolli e la banca del Gottardo. Il giornale disse che i procuratori svizzeri sospettavano che i pagamenti fossero tangenti in cambio del contratto per il restauro. Si faceva il nome di Felipe Turover, come testimone chiave per questa affermazione. Fu allora che Pugačëv, ancora una volta. disse alla figlia di Eltsin: “Ti sistemo tutto io”.

Emerse poi uno scandalo ancora più grande nell’agosto del ’98 e il New York Times pubblicò le informazioni sul riciclo di miliardi di dollari della criminalità organizzata russa tramite la banca di New York. E ancora, un mese dopo emersero voci di legami con la famiglia di Eltsin, in particolare per un bonifico da 2,7 milioni di dollari verso due conti correnti alle isole Cayman, intestate alla figlia di Eltsin, Tatiana. Ma in tutti questi tentativi frenetici di salvarsi dall’attacco, Pugačëv aveva trascurato un altro avvertimento dell’ex mentore di Putin, Sobcak, perché, come disse successivamente, pensava lo avesse detto per gelosia. E si era dimenticato delle perplessità di Berezovsky, quando gli aveva detto: “Sergej questo è l’errore più grande della tua vita. Lui (Putin) viene da una cerchia corrotta, un uomo del Kgb non può cambiare. Tu non capisci chi è Putin”.

Pugačëv si era dimenticato anche del proprio odio profondo per il Kgb, di aver preso le distanze dai suoi uomini e di averli evitati molto tempo prima quando da ragazzo cambiava valuta ai turisti negli alberghi di Leningrado. Si era dimenticato dell’avvertimento del Procuratore generale Chaika e, come molti, non aveva notato che Putin si incontrava ancora di frequente con Primakov, quando, l’uomo della vecchia guardia avrebbe dovuto, in teoria, essere il suo arcinemico. Quando in almeno un’importante occasione, Putin aveva portato tutta l’alta dirigente dell’Fsb nella Dacia di Primakov, dove avevano brindato alla sua salute, in occasione della festa per i suoi settant’anni e aveva fatto un discorso elogiativo nei suoi confronti.

Putin sembrava leale e obbediente, Pugačëv lo identificava con le idee liberali democratiche di Sobcak e, per di più, Putin era parso riluttante a prendere il posto di primo ministro. Aveva dovuto forzarlo, dicendo, che era solo per stabilizzare la situazione.

Quello che Pugačëv non sapeva era che Putin tempo aveva lavorato a stretto contatto con uno dei principali artefici del tentativo di rovesciare il regime di Eltsin. Non sapeva che c’era Felipe Turover, l’agente del kgb, dietro le soffiate sui conti di Eltsin; che aveva aiutato Putin a organizzare il piano petrolio in cambio di cibo a San Pietroburgo. Non sapeva che aveva legami con il vertice del leggendario dipartimento operazioni segrete del Kgb; non aveva mai sentito la storia di come Putin aveva salvato il suo compare Turover, quando aveva saputo dallo stesso Pugačëv dell’intenzione di arrestarlo (come riferì lo stesso Turover). E, quindi, non sapeva che Putin aveva sempre giocato su tutti i fronti, aveva sempre mantenuto la fedeltà verso l’ex Kgb, come disse Turover, che non aveva mai lavorato davvero per la famiglia Eltsin, contro Primakov. A parziale discolpa di Pugacev, che continuava a considerare Putin affidabile, non capendo che poteva aver mentito la famiglia mentre sembrava che l’appoggiasse, va detto che c’erano ben pochi indizi che Putin potesse rappresentare qualcosa di simile a un piano B del Kgb, dopo il fallimento della presa del potere da parte di Primakov.

Putin era un asso nell’arte dell’inganno, disse Turover, e la guerra si basa sull’inganno: è la strategia di Sun Tzu, che ha scritto l’arte della guerra. E Putin ha tratto profitto da quegli insegnamenti come dalle sue lezioni di judo. Pugačëv e la famiglia di Eltsin avevano chiuso gli occhi su tutto questo, volevano credere che Putin fosse uno di loro.

Nel pieno del collasso finanziario le idee liberali e i giovani riformisti, fra i quali Eltsin un tempo aveva cercato il suo successore, erano diventati impresentabili: “Abbiamo mangiato talmente tanta libertà da esserne avvelenati”, dissero in seguito con amara ironia (op. cit.). Personalmente, se penso a quelli che con nostalgia credono ancora che noi siamo sempre al centro del mondo e che, quindi, siamo stati noi a provocare la Russia, indirizzata altrimenti verso relazioni di pace, mi vien da ridere se non da piangere.

 

(1° maggio 2024)

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