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Il centrismo delle porte girevoli

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di Claudio Desirò

A poco meno di due mesi dall’appuntamento con le prossime Elezioni Europee, continua il flusso bidirezionale tra i vasi non comunicanti che siedono al centro dell’arco parlamentare e che, attraverso uno stillicidio di comunicati e dichiarazioni roboanti, tentano di rubarsi vicendevolmente qualche voto, fondamentale per non essere condannati definitivamente all’inconsistenza politica ed al non superamento dello sbarramento del 4%.

L’area liberal-riformist-la-qualunque, nella quale ogni pseudo-leader di cortile ambisce a rappresentare il riferimento unico di tutto ed il contrario di tutto, prosegue così nella sequela di distinguo, di pseudo scopi, di veti incrociati e di trasferimenti di esponenti da un partito all’altro, nella disperata ricerca di un posto al sole o di un seggio più garantito.

Le rumorose dimissioni del Presidente e del Vice Segretario di +Europa, avvenute nelle ultime ore, sono solo le ultime di una lunga lista che vede personaggi, nazionali o locali, passare da una compagine all’altra, attraverso le porte girevoli di ogni sede. Porte che rimangono  sempre aperte, sia in entrata che in uscita. Il Presidente Pizzarotti, ex 5 Stelle, movimento che Calenda vede come fumo negli occhi ma di cui non disdegna, evidentemente, gli ex esponenti, e Falasca, Vice Segretario, che già nel 2022 aveva abbandonato polemicamente la stessa Azione, lasciano la compagine della Bonino trovando immediatamente casa e candidature proprio tra le fila calendiane.

Una rottura ed un immediato accasamento altrove, causata dall’accordo tra +Europa ed Italia Viva e dall’aver intuito di essere stati Presidente e Vice Segretario di un comitato elettorale e non di un Partito. Come se +Europa fosse mai stata altro che un comitato elettorale di Emma Bonino o di qualche esponente più o meno di spicco a livello locale.

Uscite dal partito che sono state rumorose nei loro ambienti, ma di cui probabilmente pochi elettori si sono accorti o si accorgeranno, distratti da un bailamme a tratti circense tra accordi, disaccordi e litigi tra presunte primedonne, che offuscano la totale assenza di ciò che dovrebbe rappresentare la base di partenza su cui costruire proposte e candidature: i contenuti.

Già, perché tra un veto e l’altro, che ricorda da vicino il refrain di Jannacci, “vengo anch’io, no tu no”, al netto di uno scopo distante da quello che dovrebbe essere obiettivo delle vere liste di scopo, di idee, programmi e proposte concrete non se ne intravede l’ombra, nonostante, sia gli uni che gli altri, millantino continuamente di essere gli unici detentori e sostenitori di una politica vera, alta.

 

(11 aprile 2024)

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