Pubblicità
12.9 C
Roma
8.6 C
Milano
Pubblicità
PubblicitàBritish School Banner 2023
PubblicitàLancio Master 2023 Limited Edition
Pubblicità
Pubblicità
HomeCopertinaE nessuno che pronunci con decisione l'unica frase possibile: No alla guerra!

E nessuno che pronunci con decisione l’unica frase possibile: No alla guerra!

di E.T.

E’ un Giorno della Memoria difficile questo del 2024, non solo per i rigurgiti antisemiti e antisionisti sempre più chiari (e svergognati) che senza nessuna vergogna si riorganizzano, ma perché la situazione internazionale rende difficile il pensiero comune di una comunità internazionale strutturata in fazioni, tifoserie, malati di pacifintismo – non si può parlare di pace invocando la bomba atomica su un popolo – soprattutto dopo gli eventi del 7 ottobre con l’attacco sconsiderato dei boia di Hamas a cittadini israeliani indifesi e la sproporzionata risposta di Netanyahu e della sua cricca principalmente contro gente inerme, gli abitanti civili di Gaza.

In questa situazione non ci sarebbe necessità di espressioni forti (che pur anche noi usiamo), ma di dialogo e di azioni di pace: ci chiediamo però quando sia passato il messaggio perverso che si debba fare la Pace con chi è d’accordo con noi ignorando, o peggio ancora, dichiarando una guerra contro chi non è con noi. In realtà Pace, partendo da noi, significa che insieme a chi non la pensa come me trovo una soluzione comune che servatutti. Alla pace di tutti, a un benessere il più possibile condiviso. E l’unica frase possibile che caratterizzi un tipo di comportamento come quello descritto è: No alla Guerra!. No alla Guerra in pensieri, parole, opere e omissioni. E non scomodiamo nessuna religione in questo.

Dice Daisaku Ikeda filosofo, scrittore, costruttore di pace e leader buddista scomparso il 15 novembre 2023 nel suo poema Pace, Fondamento di Felicità del 2007:

Per condurre vite piene
di speranza occorre pace.
Per vivere vite felici
bisogna impedire la guerra,
a tutti i costi.

Impedire la Guerra significa cambiare le azioni che ad oggi non sono state utili ad evitarla, ma significa – soprattutto – che la pace non è un elemento esterno ad ognuno di noi da delegare a qualcuno a cui diamo un voto lasciandolo poi libero di operare come meglio crede in sfregio alle promesse, alle dichiarazioni, all’essere umano e al suo benessere. Pace significa responsabilità per sé e per gli altri.

E’ facile? No. E’ difficile? Certamente.

Ma non è certo delegando, continuando a delegare, a una classe politica la cui impreparazione è sotto gli occhi tutti, e a pochi oligarchi assetati di potere e dominio, che potremo costruire per noi e per chi amiamo – e ci toccherebbe persino sviluppare la capacità di amare chi verrà dopo di noi: i nostri figli, discendenti, non necessariamente per sangue – un mondo dove pace significhi tutto quello che desideriamo: armonia, benessere, rispetto, recupero di un ambiente che abbiamo devastato e che ci dà la vita. la scoperta di Marte può venire dopo. Non è quindi continuando a delegare la responsabilità, la deresponsabilizzazione è il modo migliore per poi prendersi la libertà di dare la colpa ad altri, che potremo cambiare le cose. Dare la colpa agli altri non cambia nulla. Non cambia nemmeno noi. Non ci rende migliori. Anzi, come i social insegnano, ci incattivisce.

E’ chiaro dunque che non basta una celebrazione all’anno per sradicare odio e incomprensione, così profonde, da continuare a dividerci in insopportabili e ingiustificabili fazioni perennemente in lotta l’una contro l’altra: l’unico risultato della lotta perenne è l’immobilismo. E come stiamo vedendo in questo periodo storico l’unico a godere dell’immobilismo è il potere. Di qualunque colore esso sia. Comunque vogliamo chiamarlo.

 

 

(27 gennaio 2024)

©gaiaitalia.com 2024  diritti riservati, riproduzione vietata

 




 

 

 

 

 

 

 

 

 



In Evidenza