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Lo Sciopero Generale, che generale non è

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di Claudio Desirò

Sarà che il Segretario della CGIL Landini da un anno a questa parte sembra fare più politica che sindacalismo, forse per l’odio compulsivo verso un Esecutivo di colore diverso dal suo, sarà che la proclamazione dello Sciopero presunto Generale è stata fatta e gestita in modo approssimativo ed attraverso una comunicazione confusa, o sarà che la data di inizio è stata scelta di venerdì 17, con buona pace della scaramanzia, ma la brutta figura che ne è conseguita, sia per il Paese che, soprattutto, per le lotte sindacali, è sotto gli occhi di tutti.

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Uno Sciopero proclamato Generale, ma che generale non è, spalmato su 5 giorni distanti tra loro, che non comprende tutti i settori e non è neppure stato proclamato da tutte le sigle sindacali, che ha scatenato polemiche per giorni ed è riuscito nell’ardua impresa di far passare il Ministro Salvini dalla parte della ragione. Impresa più unica che rara, per la verità, ma incontrovertibile applicando la normativa in merito agli scioperi.

Già, perché nella sua ansia di fare una campagna più propagandistica che sindacale, Landini ha cercato di forzare qualsiasi più basilare regola che norma la proclamazione degli scioperi, venendo sconfessato anche dalla stessa Commissione di Garanzia. Perché una cosa sono gli scioperi ed il diritto agli stessi, altra cosa sono gli scioperi generali che, in quanto tali, derogano ad alcune normative nel settore dei servizi pubblici. E lo sciopero proclamato per oggi non rispettava le caratteristiche per essere considerato realmente generale.

Un Landini pretestuoso che segue ed insegue la linea dell’opposizione di piazza e di slogan, seguito inspiegabilmente in questo caso dalla UIL, unico altro sindacato ad aver aderito allo sciopero non generale, anche a costo di delegittimare la stessa lotta sindacale, sacrificandola in nome della propaganda politica a sostegno della fantastica coppia Conte-Schlein.

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Pretestuoso e strumentale Landini, così come pretestuoso e strumentale è stato il levarsi di scudi da parte della sinistra a difesa di un presunto tentativo di limitare la libertà di dissenso nel nostro Paese. Polemiche ideologiche e strumentali, sempre pronte ad essere tirare fuori in certe aree, e che, ancora una volta, si trasformano in un autogol per i polemici difensori di un diritto mai messo in discussione.

Farebbero bene a certe latitudini a concentrarsi sui contenuti ed a contestare ciò che invero c’è da contestare, lasciando per una volta da parte le barricate ideologiche, gli slogan ed il sobillare le piazze alla ricerca di consenso a basso costo ed a basso sforzo.

 

(17 novembre 2023)

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