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HomeGiustappunto!Al "premierato" il Premio speciale della Critica, senza la critica

Al “premierato” il Premio speciale della Critica, senza la critica

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Testo:

Quando parliamo o scriviamo di stabilità dei governi, in genere facciamo riferimento a esecutivi di svariato genere e tipo. Anche tecnici o di secondo grado, dato che sono previsti in ogni Costituzione del pianeta. Ma con la riforma costituzionale varata dal Governo Meloni, il sistema politico italiano verrà appiattito a plebiscitarismo. E si otterrà il risultato opposto: quando non si troverà una maggioranza in parlamento, si continuerà ad andare a votare. Come accadeva nella Repubblica di Weimar: sappiamo tutti com’è andata a finire, proprio perché mancava un meccanismo di sfiducia costruttiva.

Inoltre, se il Partito di una coalizione qualsiasi non è d’accordo su qualcosa, dovrà per forza sposare una linea che non ritiene naturale, col rischio che gli elettori di quella forza politica la puniscano. Quindi, oltre che plebiscitaria, la nuova bozza di riforma costituzionale è autoritaria di per sé, poiché convinta di sapere a monte come la pensano i cittadini – trattati come degli infanti – i quali, invece, hanno tutto il diritto di cambiare idea. E anche di avere un’alternativa. Soprattutto, quando si mente spudoratamente, al solo scopo di ottenere voti. Infine, i poteri del capo dello Stato: se egli promulga e controfirma tutte le norme come accertamento legale e costituzionale degli atti, allora rimane la nomina concordata di premier e ministri.

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Da tali premesse, discende una sola verità. E cioè che il tentativo delle destre italiane è sempre lo stesso: eliminare la Costituzione formale – o legale – al fine di mantenere solo quella materiale, sfociando nel plebiscitarismo e nel voto a comando. Anche quando si proponesse come premier un cartonato, che probabilmente governerebbe assai meglio del Governo Meloni.

Insomma, anche questa volta non ci siamo, mi dispiace: si continua a puntare sul personalismo politico – nonostante i gravi danni e le perdite di tempo che tale tendenza ha già generato sino a oggi – anziché sulla formazione di classi dirigenti competenti. Un compito a cui i politici italiani hanno abdicato da tempo. Un po’ come pretendere di presentarsi a Sanremo per vincere il Premio speciale della Critica senza la critica, assegnandoselo da soli: siamo ormai giunti all’autoerotismo, alle pratiche masturbatorie, all’onanismo politico. 

Impallineremo anche questa riforma: non c’è proprio modo di trovare una quadra con questi qui. Fanno solo danni e nessun provvedimento arriva al traguardo. Soprattutto, quando si parla di ambulanti, tassisti e balneari. Il minimo problema non lo sanno o non lo vogliono risolvere: pensano solo ai voti, a tirare l’acqua al proprio mulino e a portare avanti unicamente se stessi, in un delirio propagandistico e autoreferenziale, come se la politica fosse solamente una gigantesca Olimpiade della stronzata. Ecco perché odiano i governi tecnici: perché sono stati gli unici a tirar fuori il Paese dai disastri combinati da loro, i politici ufficiali. E questa riforma costituzionale è il modo migliore per dirgli: “Grazie”. Sono queste sono le vere “meschinità”.

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Gli italiani hanno ragione a non voler più andare a votare: i nostri politici sono ormai divenuti persino odiosi, in questo loro credere di riuscire a imbrogliare la gente. Ormai, abbiamo solo demagoghi, in politica: dei buoni a nulla, ma capaci di tutto.

Una vera schifezza, punto e basta.

 

 

(4 novembre 2023)

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