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Ti telefono o no

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di Claudio Desirò

Il caso della settimana non può non essere la telefonata fake a cui la Presidente del Consiglio ha improvvidamente risposto, lasciandosi andare a considerazioni politiche personali, credendo di colloquiare con il Presidente della Commissione dell’Unione Africana, e venendo invece beffata.

Un caso che ha scatenato polemiche politiche in un Paese abituato a guardare il dito invece che la luna. Già, perché al netto delle riflessioni telefoniche del nostro Presidente del Consiglio che, condivisibili o meno, rispecchiano le dichiarazioni pubbliche ed il posizionamento del nostro Governo, ancora una volta, la classe politica e le relative basi, non hanno perso tempo a dividersi nelle rispettive tifoserie di fazione opposta, perdendo di vista il nocciolo della questione. Da un lato, le varie opposizioni multiforme con i loro supporters hanno strumentalizzato l’episodio al fine di evidenziare una presunta inadeguatezza della stessa Meloni. Mentre dall’altro, gli affezionati fan del Governo non hanno perso tempo a fare quadrato cercando di derubricarlo ad uno scherzo che poteva capitare a chiunque. Certo, i due comici russi, sospettati di essere legati a doppio filo con i loro servizi segreti, avevano già colpito in passato ed allo stesso modo diversi Capi di Stato esteri, ma questo non può certo rendere l’episodio meno grave.

Qualcosa, evidentemente non ha funzionato nel sistema di filtro che deve, o dovrebbe, circondare la nostra Premier. Lo staff della Presidente si è perso qualche passaggio, come qualche più che evidente falla si registra nel sistema di sicurezza di Palazzo Chigi, che dovrebbe essere assicurato anche dalla nostra Intelligence. Già è abbastanza grave che chiunque, spacciandosi per un funzionario estero, arrivi a colloquiare con un Capo di Stato di un Paese del G7 senza che vi sia, evidentemente, un controllo preventivo sull’identità e sulla credibilità dell’interlocutore, ma che il telefono e le relative conversazioni non siano nemmeno criptate e possano essere registrate e diffuse ha dell’inverosimile.

Questa volta sono stati due comici, anche se legati a Putin, ma la facilità con cui questo è avvenuto apre scenari pericolosi se a farlo riuscissero personaggi ancora più malintenzionati e con obiettivi decisamente più pericolosi che il solo farsi sberleffa di un Paese scomodo.

Certo, l’attenta opposizione di tutto questo non proferisce parola, essendo la sicurezza di Chigi assicurata da chi non ha un posizionamento politico esplicito e quindi, per questo motivo, non strumentabilizzabile per attaccare il nemico di turno. Un’opposizione talmente abituata alla strumentalizzazione ed all’ideologismo da perdersi passaggi importanti, a causa della totale mancanza di capacità di approccio razionale e concreto alle vicende che attanagliano il nostro Paese. D’altronde, per chi continua ad urlare a presunti tagli alla Sanità, anche di fronte ad un SSN mai così tanto finanziato, non si può chiedere di essere seri e concreti per il bene del Paese.

 

(2 novembre 2023)

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