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La destra asociale dell’Armata Brancameloni

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di G.G.

Questa destra, lo fa dal 1992, sa fare perfettamente due cose: spaccare il paese attraverso un’informazione di parte grazie alle corazzate di casa Berlusconi e spaccare il paese con misure anti-sociali spacciate per il bene dell’Italia. Ci sono cascati in tanti, tanti altri ci cascheranno, anche se oggi che il Re è morto via il Re, le panzane vengono fuori molto più in fretta.

Il merito è del gusto per la bufala miracolistica che queste destre, questa volta travestite da Armata Brancameloni, riescono a rendere credibile in campagna elettorale – ed è stupefacente come continuino a cascarci la maggioranza relativa degli Italiani che vanno ancora a votare – salvo poi cambiare le carte in tavola e non fare nulla di ciò che hanno promesso mentre l’informazione delle corazzate di cui sopra, delle agenzie legate alle corazzate di cui sopra, dei quotidiani di cui in qualche modo le corazzate di cui sopra possiedono un qualche cosa per cento di azioni grazie alla casa madre, riescono a regalarci un politica fallimentare in perenne espansione da sondaggi, nonostante l’unica percentuale che cresce sia la percentuale di coloro che a votare non ci andranno (e sbagliano).

La sceneggiata sul salario minimo della presidente del Consiglio che è anche il presidente del Consiglio, che rimanda la questione al CNEL quasi fosse un terzo organo dello stato e parla di inserire solo in alcuni contratti il salario minimo ha un solo obbiettivo: spaccare il paese, e insieme al paese spaccare anche la classe lavoratrice così da creare ulteriori tensioni sociali e poter dichiarare di non temere “un autunno caldo”. L’autunno non sarà caldo, sarà un casino fottuto che renderà i poveri ancora più poveri perché verranno a galla tutte le bugie raccontate da Meloni e dai suoi in campagna elettorale, che si sono presi un annetto di tempo per continuare a raccontarla agli italiani che continuano a cascarci con l’economia italiana che soffrirà una contrazione considerevole nell’ultima parte dell’anno, stando a tutti gli istituti economici del globo – e non perché ce l’hanno con gli underdog – e di soldi non ce ne sono.

Meloni sarà dunque costretta ad una manovra di bilancio da paura dopo avere buttato all’aria una sacco di miliardi (e di progetti) del PNRR accusando Conte di “avere avuto troppi soldi” [sic] dall’UE, incapacità manifesta della sua Armata buona solo, o quasi, ad aprire la bocca per darle fiato. Svanisce così, come una decolorazione, la destra sociale riapparendo nelle sue reali spoglie di Destra Asociale, vera identità non-transitoria dell’Armata Brancameloni alla quale acriticamente hanno creduto coloro che l’hanno votata sperando che un volto nuovo [sic] e femminile, quello del presidente del Consiglio, già ministra del governo Berlusconi dello spread a 511 e un po’, potesse essere la nuova salvatrice della patria travestendosi da bolscevica in un panorama che più a destra non si può.

In autunno verranno al pettine anche i nodi legati all’immigrazione, lei è sempre quella del blocco dei porti e dell’immigrazione zero (mai avuti tanti sbarchi come da quando Nostra Signora degli Slogan è al governo), e agli accordi con il nuovo presidente tunisino che ha scatenato la caccia al negro nel suo paese e sollevato tutte le garanzie costituzionali, il quale non rispetterà una virgola di ciò che ha firmato. Pretendendo soldi (pochi, ma sempre una valanga di quattrini per un paese sull’orlo del baratro come la Tunisia). Certo ci si può sempre consolare con le belle parole del presidente (socialista) della vicina Albania: ed eccoci arrivati così alla politica del farsi belli coi parenti più sfortunati. Più destra (a)sociale di così…

 

 

(15 agosto 2023)

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