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Barbara D’Urso: la nemica amatissima

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di Vittorio Lussana

Ad una Rai che punta alla regressione di destra, risponde Mediaset con uno spostamento, abbastanza sensibile, a sinistra. Questa la tesi di Vittorio Feltri in difesa di Barbara D’Urso, eliminata dai palinsesti del biscione. Andrà a finire che qui non capiremo più niente. E ci ritroveremo di fronte a due enormi calderoni.

Su Barbara D’Urso non ho delle gran belle idee. Fu allieva di Salvatore D’Agata come il sottoscritto, ma non si è mai iscritta all’Albo dei giornalisti, forse per poter avere le mani libere con gli sponsor. Una Chiara Ferragni ante litteram, diciamo. Una caratteristica che, a suo modo, non era totalmente una brutta idea, perché ha indicato la strada alle generazioni successive. Il problema era il messaggio in sé: “Muovetevi, ragazzi, che qui se state ad attendere che la politica faccia qualcosa, finisce che vi cresce la barba bianca sotto al mento. E voi ragazze finirete tutte a fare le mogli-trofeo”. E così è stato, soprattutto dopo l’avvento dei social.

Nella sua sincerità, Maria Carmela, detta Barbara, non ha segnato un grande avanzamento verso la qualità professionale. Anche se molte protagoniste televisive giunte al successo dopo di lei, valevano ancora meno, perché mandando la gente allo sbaraglio si è costretti a imparare lungo la strada: poco e male. E tutto basato sulla semplice avvenenza fisica, che spesso tradisce col passare degli anni, trasformando tutte quante nella strega cattiva di Biancaneve.

In realtà, Barbara d’Urso un po’ di scuola l’aveva fatta. Anche e soprattutto in Rai: lo so per certo. Ed è vero che è diventata un “volto di punta”, come scrive il compaesano Vittorio Feltri (siamo ambedue originari di Ponteranica, un paesino situato lungo la Val Brembana, in provincia di Bergamo, ndr), perché bella lo è sempre stata davvero, sin da ragazza. Spiccava tra le ragazze della sua generazione proprio per questo: “Spacca la telecamera”, come si dice in gergo. Era particolarmente fotogenica, insomma: una qualità che nessuno ricorda più, nonostante molti fenomeni successivi, a cominciare da Rihanna.

Insomma, chi la frequentava, riportava sempre che non fosse un granché, ‘sta Barbara D’Urso. Perché già negli anni ’90 del secolo scorso si stava diffondendo come un morbo quel processo d’inculturazione che ci ha poi portati verso il vuoto totale di contenuti, il mero intrattenimento. Era vero che, a prima vista, la D’Urso non sembrasse una cima. Ma molti si sbagliavano: solo Berlusconi, che in queste cose non era affatto uno sprovveduto, aveva notato che, alla semplice comparsa di una macchina fotografica, tutte le sue qualità di armonia estetica e di bellezza antica saltavano fuori.

Ribadisco: in quella fase c’erano moltissimi casi che evidenziavano tali qualità di fotogenia. Come nel caso di Rossella Brescia, per esempio, che quando la incontri per strada neanche la guardi. Almeno questo criterio di scelta, quello della fotogenìa, lo si poteva tenere in piedi. Invece, si preferì puntare sulle stangone, sulle sellerone, sui piedoni smaltati calzanti il 44 di scarpe. E Barbara D’Urso sembrava destinata all’oblio. Invece, nella seconda fase del berlusconismo è tornata a emergere, perché le altre si bruciavano nel giro di pochi anni. E lei, invece, rimaneva splendida anche in formato Milf. Esattamente come Mara Venier, che non era affatto algida, come si diceva ai tempi di Enrico Vaime.

Insomma, nonostante io stesso abbia avuto negli anni qualcosa da ridire, nei confronti di Barbara D’Urso, concordo con Feltri nel considerarla, ancora oggi, “un volto di punta”, che varrebbe la pena recuperare. Anche con un clamoroso ritorno in Rai. Il mio problema con la D’Urso non è mai stata una questione di gusti, bensì di distorsione dei miei contenuti e delle mie idee. Come quella di battersi contro la violenza sulle donne, che lei ha spesso strumentalizzato cercando vie di mezzo inesistenti, al fine di difendere lo status quo sociale per i “tanti uomini esasperati, indotti a sbagliare per troppo amore”. Una minestrina democristiana: un surrogato puro e semplice, in attesa che passino i tempi bui del maschilismo imperante. Maschilismo il quale non è affatto una moda che va e viene, ma una forma di diseducazione sentimentale ed anche sessuale.

Va da sé, che Barbara D’Urso non abbia mai capito nulla, in merito a certe tematiche: si è sempre limitata a cavalcare l’onda e basta. Se in un preciso momento al popolo piaceva Luigi Di Maio, che chiedeva l’impeachment contro il presidente Mattarella, lei immediatamente lo invitava in studio, assicurandogli una tribuna, disturbando le trattative in corso per formare uno straccio di governo. Chiunque avesse “un tiramento”, tanto per citare un Maestro vero come Francesco Guccini, andava bene. Tutto per rincorrere l’audience, a scapito della qualità.

Insomma, ammetto di averla odiata, Barbara D’Urso. Ma la frontiera dell’amore/odio non è un muro invalicabile, con sentinelle schierate ogni 10 metri. E Barbara D’Urso appartiene pienamente a questa categoria di persone: discutibili quanto si vuole, ma comunque considerabili delle professioniste. Ha inventato il trash, il fare di tutto un unico calderone, trascinando il Paese alla deriva: è una delle principali colpevoli di tutto questo. Tuttavia, per quanto criminale fosse la sua idea di televisione, per lo meno rappresentava un tentativo di avvicinamento alle persone, al pubblico da casa, contro ogni cultura elitaria delle torri d’avorio.

In parte ha ragione, Vittorio Feltri: quelle di Barbara D’Urso son sempre state mezze verità. E andrà a finire che rimpiangeremo persino quelle.

 

 

(7 luglio 2023)

©gaiaitalia.com 2023 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 

 

 





 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 



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