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Strage di Bologna, per i giudici esistono “Prove eclatanti del contributo di Licio Gelli”

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di Daniele Santi

Nella strage di Bologna del 2 agosto 1980 morirono 85 persone e altre 200 rimasero ferite. Un tragedia che la città, esempio di civismo e civiltà nonostante le pressioni dalla politica che vuole dimenticare, continua a tenere in vita nel ricordi di vecchi e nuovi cittadini.

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Oggi i giudici di Bologna scrivono: “Possiamo ritenere fondata l’idea, e la figura di Bellini ne è al contempo conferma ed elemento costitutivo, che all’attuazione della strage contribuirono in modi non definiti, ma di cui vi è precisa ed eclatante prova nel documento Bologna, Licio Gelli e il vertice di una sorta di servizio segreto occulto che vede in D’Amato la figura di riferimento in ambito atlantico ed europeo”. Il progetto rincorreva e ambiva a “uno Stato autoritario“. Sono 1.742 le pagine scritte dalla Corte di Assise della città felsinea uscite il 5 aprile a riaffermare la verità sulla pagina più nera nella storia recente del Paese che mettono nero su bianco le responsabilità dei mandanti, dei finanziatori e organizzatori della strage, culmine della strategia della tensione di quegli anni.

Motivazione contenute nella sentenza di condanna all’ergastolo per Paolo Bellini per la bomba alla stazione, in ipotesi commessa in concorso con Licio Gelli, morto nel 2015, Umberto Ortolani, braccio destro dell’ex capo della Loggia P2, Federico Umberto D’Amato, ex direttore dell’Ufficio Affari Riservati del Viminale, e Mario Tedeschi, ex senatore del Msi. Sono tutti deceduti, ma la loro morte “non chiude il dovere della memoria” dicono i giudici della Corte presieduta da Francesco Caruso, citati da Repubblica.

 

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(5 aprile 2023)

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