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Legge delega sul Fisco o del trionfo delle destre confuse: non si sa cos’è, né dove prenderanno i soldi

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di Giovanna Di Rosa

La presidente del consiglio Meloni è riuscita dove nemmeno coloro che la raccontano giusta possono riuscire: è riuscita a varare una legge delega sul fisco di cui non si conoscono i regolamenti attuativi (tra 24 mesi, se va bene) né l’entità definitiva (tra cinque anni, se sopravvivono) e contemporaneamente il ponte sullo Stretto salvo intese perché Salvini ha pestato i piedi e voleva il segnaposto per la sua Lega.

Il governo delle promesse eterne, non combineranno nulla nemmeno stavolta e staremo a vedere quanto durano a suon di promesse e panzane senza coperture, ha quindi varato due misure delle quali non si sa nulla. Nemmeno se esistono, perché se fai una legge e poi non sei capace di applicarla è come se una legge non ci fosse; del resto la coperta è corta e il governo Meloni non può permettersi di spendere un euro in più di quelli che ha, e sono pochini. E questa è l’unica verità possibile. Ma la vittoria a suon di propaganda miracolistica e promesse irrealizzabili deve continuare con comunicazioni a suon di propaganda miracolistica e promesse realizzate a parole. Siamo al fatti, non pugnette.

Questo governo che era fallito prima di insediarsi, che mica vuol dire che cade, vuol dire che è un governo arrogante ed incapace, le uniche cose che ha fatto in fretta è prendersela con i più deboli: percettori del reddito di cittadinanza, coppie omogenitoriali e loro figli, fondamentali misure di prevenzione contro i rave per arrivare agli odiati migranti con l‘orribile passerella meloniana a stringere mani di chi ha perso mogli e figli in mare- guardate come sono buona, vi stringo persino la mano mentre vi regalo un sorriso che sa di empatia come la menta sa di cioccolato – e a chiedere loro se sanno quanto è pericoloso viaggiare in mare (nessuno che le abbia chiesto “perché non ci va lei in giro nel mio paese in tailleur e così bionda per vedere l’effetto che fa). Insomma è il governo della gente di serie A, i loro elettori, e i reietti: tutti gli altri.

Tutto questo mentre si ignorano le questioni fondamentali per il paese: ad esempio un’inezia che impone di chiedersi come si pagheranno le pensioni se cala la forza lavoro e quindi i contributi. Questione della quale nei decreti Piantedosi contro i rave non c’è traccia. Ultima, ma non per ultima, l’esilarante messa sotto tutela di Salvini con l’approvazione del progetto per il ponte sullo Stretto, salvo intese. Robe di una comicità da non potersi neanche raccontare.

 

 

(17 marzo 2023)

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