Passata è la tempesta, odo augelli far festa #iolapensocosì

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di Marco Biondi

La legislatura che si è appena conclusa è stata certamente caratterizzata dal fenomeno 5Stelle, che alle ultime votazioni aveva raccolto oltre un terzo dei voti degli italiani.

Non è mia intenzione analizzare il fenomeno. Sintetizzo dicendo che è stata una catastrofe che non ha lasciato nulla di buono. Una tempesta distruttrice, di reputazione internazionale, di risorse, di principi. Tutto tristemente sbagliato. Quello che vorrei invece commentare è quello che resta, della politica, dopo tale cataclisma. La polvere si sta sedimentando e si iniziano a vedere i primi indizi di ricostruzione.

Alle prossime elezioni avremo, chiari e ben distinti, gli storici raggruppamenti che abbiamo sempre conosciuto: destra, centro, sinistra democratica, estrema sinistra. Il primo effetto al quale assistiamo è che il “Movimento, né di destra, né di sinistra”, che aveva l’ambizione di occupare tutto l’arco costituzionale e di andare bene a chiunque, si è smembrato e ha presentato la sua vera faccia. Chi è contrario a tutto, ha finalmente deciso di posizionarsi all’estrema sinistra. È il suo posto, e li non dovrebbe più dare fastidio.

Poi la sinistra democratica ha, suo malgrado, abbandonato l’ecumenismo che l’ha storicamente portata a sonori fallimenti. Cercare di riunire, sotto un unico cappello, moderati liberisti e ribelli antiriformisti è esercizio fallimentare. Il buon Letta non l’ha ancora capito, ma prima o poi dovrà convincersi. Si possono ottenere più seggi, ma l’unico risultato che si può ottenere è una effimera auto-glorificazione del segretario, ma che, alla prova dei fatti, non consente un sereno percorso di governo.

La destra ha, anch’essa suo malgrado, visto uscire la frangia più moderata ed è così rimasta con Forza Italia in via di dissolvimento, come sempre scodinzolante a seguito del suo padrone; ciò che resta è destra pura, con Giorgia Meloni pronta a dimostrare cosa davvero sa fare. All’opposizione sono tutti buoni, quando si devono quadrare i conti viene il bello, che io ovviamente mi auguro di non vedere mai.

E poi, finalmente, il centro. Non il rifacimento della vecchia DC, tante volte tentato senza alcun successo, ma un centro concreto, pragmatico, legato al mercato e al lavoro. Un centro che potrebbe seriamente condizionare lo schieramento che prevarrà numericamente alle urne, a condizione che non raggiunga in autonomia la maggioranza. Un centro che rappresenterebbe la garanzia che non ci saranno strappi nella politica internazionale e non ci saranno sprechi nella gestione economica del Paese.

Il voto utile è questo, proprio perché l’unico in grado di contenere gli errori degli schieramenti estremisti. Non date retta ai sondaggi, guidati da interessi di parte, e pensate a quello che effettivamente serve al Paese.

Inutile dare voti alla destra che, l’ultima volta che ha governato, sempre con gli stessi partiti e gli stessi personaggi ha portato il paese sull’orlo della bancarotta.

Sbagliato dare il voto ad un partito che non è riuscito, in tanti anni, a togliersi di dosso i residui post comunisti e che è rimasto legato alle logiche della conservazione, del sindacalismo novecentesco e che nel tentativo di non scontentare nessuna delle sue anime, finisce con il restare immobile, cosa che il nostro Paese non può certamente più permettersi. Abbiamo la soluzione, finalmente. Non date retta a chi la butta in caciara e parla solo del carattere, poco docile, dei fondatori delle due principali componenti del “terzo polo”.

Valutate solo se le proposte di governo sono ragionevoli o meno e se le persone che si presentano sono valide e competenti. E poi, stupiteci. Così possiamo scongiurare, come successo in Francia, un successo sovranista o populista. Senza questo, avremo un altro quinquennio di tribolazione e sofferenza. E dopo i cinque anni a cinque stelle, direi che non ce lo meritiamo proprio.

 

(11 agosto 2022)

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