di Giancarlo Grassi
Il raffinato Di Battista, che è un po’ per la politica quello che è la conduttrice Andrea Delogu per la letteratura, va giù pesante e, come riporta il Corriere, parla di Di Maio come del male assoluto. I toni sono i soliti, dibattistiani (con una “b” che l’uomo, è permaloso, dicono le solite malelingue): “Luigi Di Maio non ha un voto. Chi conosce il fanciullo di oggi, lo evita. Trasformista, disposto a tutto, arrivista, incline al più turpe compromesso pur di stare nei palazzi”. Lo dice da uomo che ha avuto sei milioni di preferenze personali o parla per frustrazione?
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La domanda è legittima, perché Di Battista è il politico dalle idee (idee) più trombate d’Italia, così trombato che ha deciso di autotrombarsi. E fu saggezza, non onanismo portato all’eccesso.
Ora lo sport grillino è diventato il “Dagli al Di Maio”, con giggino che è diventato il portatore di tutti i mali possibili, addirittura reo di essersi costruito una forza politica. Perché per il partito di Conte la democrazia è una cosa seria e mentre Grillo giocherella coi contagi da zombie, contagi che sospettavamo da tempo.
Dunque per il grillismo chi decide una carriera autonoma, un futuro secondo i suoi sogni, uscendo dalla realtà separata del Grande Fondatore è un “arrivista disposto a tutto”. Testimonial Di Battista su ispirazione contiana.
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(3 agosto 2022)
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