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sabato, Giugno 25, 2022
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Di quei paesi che pur di vincere l’Eurovision si fanno persino bombardare

POLITICA

di E.T.

Dodici punti dalle giurie popolari di tutti i paesi europei (meno tre), quei tre che non sono andati in diretta per non meglio identificati tentativi di frode sui voti (ne parlava Forrest su Radio Uno nella mattinata del 16 maggio), scatenano tutta la becera stupidità dei leoni da social che da scienziati virologi vincitori di premi Nobel sono già diventati esperti di geopolitica perfettamente addentro le vicende internazionali ed esperti di strategie militari ed internazionali, nonché nostalgici del Patto di Varsavia e detrattori della Nato per conoscenza diretta.

Questi ultimi si sono scagliati, anche preventivamente, contro la vittoria dell’Ucraina all’Eurovision 2022 senza considerare il passato, perché si guarda solo al momento attuale secondo la propria pancia e mai che si ragioni col cervello (certo, tocca averlo): l’Ucraina è l’unica nazione ad avere vinto per tre volte la manifestazione; ha vinto di più solo la Svezia. Ha vinto nel 2004 con Wild Dances di Ruslana e nel 2016 con 1944 di Jamala; è arrivata seconda nel 2021 dietro i Måneskin e yes… ci dispiace, ma non c’è complotto.

C’è piuttosto una testimonianza visibile della strada che il Paese a la sua popolazione ha fatto per avvicinarsi alla cultura che sente più propria: quella europea. Ci sarebbe poi anche da poter descrivere da un punto di vista musicologico e dell’antropologia musicale – che sarebbe un po’ il mio campo – lo splendido brano chiamato Stefania della Kalush Orchestra, le profonde radici popolari dell’arrangiamento, le ragioni delle emozioni provocate dalla potente (non solo emotivamente) voce del cantante, del perché in quella parte d’Europa il canto abbia scelto risuonatori differenti e del perché la voce di un cantante ucraino vibri diversamente da quella di un italiano. Ma perché perdere tempo con la cultura quando col complottismo si gode tanto di più.

Così tocca soffermarsi sulla stupidità e sul becerume che il poter sentirsi dive e divi da social ha scatenato in nome di un like o di un amico che scrive “Bravo”, solo perché sei d’accordo con lui, salvo mandarti a godere delle grazie di una zucchina quando d’accordo con te non lo è più. Rimangono per fortuna ampi spazi di riflessione sui quali soffermarsi: ad esempio non avevamo mai pensato prima che un paese arrivasse a farsi invadere e bombardare pur di vincere l’Eurovision. E – cazzo! – c’è sempre da imparare qualcosa.

 

(16 maggio 2022)

©gaiaitalia.com 2022 – diritti riservati, riproduzione vietata

 





 

 

 

 

 

 

 

 



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