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Ma allora non c’è abbastanza politica nel nostro paese? #iolapensocosì di Marco Biondi

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di Marco Biondi

Evviva il Presidente Mattarella e grazie per la sua rinnovata disponibilità. Non era scontato e, infatti, credo che la scelta alla quale è stato messo di fronte, una scelta molto simile ad una imposizione, gli sia costata parecchio. E, temo, continuerà a costargli molto, anche nei prossimi mesi e nei prossimi anni.

Ma come mai, secondo voi, il nostro Parlamento è stato praticamente costretto ad andare a supplicare un Presidente a fine mandato e dopo un settennato tutt’altro che semplice e certamente faticoso, a rinunciare al meritatissimo ritorno alla vita di privato cittadino ed accettare altri sette anni di sacrifici e di impegno?

La mia opinione è piuttosto diversa da quanto si è sentito e letto in questi giorni. La conclusione alla quale sono arrivato è che, al momento, non c’è abbastanza politica nel nostro Paese. Ma, attenzione, quando parlo di politica non parlo di campagna elettorale e ricerca di consensi. Quello è marketing, non c’entra nulla con la politica. Quando parlo di politica alludo a persone che incarnano una “visione” di cosa può servire al Paese, a quali scelte di politica economica è opportuno adottare, a quali sono i bisogni sociali da soddisfare. Questa per me è la “politica” e non certo lo spettacolo al quale abbiamo assistito in questi giorni. Nemmeno una tragedia greca, potrebbe definirlo, che quelle un senso ce l’hanno. Neanche uno spettacoli di pupi. Piuttosto uno spettacolo di dilettanti allo sbaraglio, anche un po’ squallido.

Dunque iniziamo da sinistra: tutti a dire che serve una persona di alto profilo, senza specificare se la stessa sarebbe stata da ricercare all’interno o all’esterno del Parlamento e dei partiti. Perché, per favore, non dimentichiamolo, il Presidente della Repubblica è sempre stato un “politico”, l’espressione di un personaggio, solitamente non di primissimo piano, quindi non un segretario di partito, che, per caratteristiche personali e per la propria storia politica, poteva rappresentare tutti gli italiani, quindi anche quelli di appartenenza politica distante dalla propria. Il ricorso ad una persona che non appartiene al mondo politico, dovrebbe essere occasionale e esclusivamente in presenza di una persona di tale levatura personale da poter tranquillamente essere eletta al posto di un politico.

In questo scenario, l’unico che ha preso una posizione netta è stato, tanto per cambiare, l’odiato Renzi, il quale, un bel giorno, se n’è uscito con una dichiarazione per cui l’onere di indicare chi poteva essere eletto sarebbe spettato alla destra. Immediatamente sono partiti i distinguo e le dichiarazioni di dissenso, da parte dei partiti di sinistra tradizionali, ovvero PD e frange a sinistra dello stesso. Cosa hanno starnazzato? Non è vero, perché dovrebbe spettare a loro, e bla bla bla. La mossa dell’odiato Renzi mirava a stanare l’incapacità politica delle destre. Bingo! Tutti abbiamo visto cosa è successo immediatamente dopo la ri-elezione del Presidente Mattarella. Non avendo avuto un presidente espressione della coalizione salviniana, la granitica [sic] coalizione è andata in frantumi. L’odiato Renzi aveva visto giusto.

Dedichiamoci ora alle destre franate attorno all’incapacità del suo leader che è ancora quello del Papeete, capace di bruciare tutti i candidati possibili, nel modo che avete visto. Terremotati anche tutti gli altri suoi obbiettivi:

  • andare ad elezioni anticipate rompendo l’attuale coalizione di Governo. Aver tentato il colpo di mano con la Casellati, ha smascherato il suo tentativo e lo ha fatto fallire;
  • far spostare dalla sua parte Renzi (al quale aveva offerto la presidenza del Senato), e togliere i 5 Stelle dall’orbita del PD. Non si è reso conto che Renzi non avrebbe mai decretato la sua fine politica per una poltrona, seppure prestigiosa, e che Conte (anche se è molto popolare) rappresenta solo una piccola parte dei parlamentari grillini, piacendo più a Bettini che ai suoi;
  • avere un Presidente della Repubblica di area centro destra o, quanto meno vicino a lui, in riconoscenza per il suo ruolo di kingmaker trasformatosi nel Grande Asfaltatore.

Poi il consueto suicidio assistito del M5S con conseguente inesorabile progresso di estinzione del fenomeno grillino. L’inconsistenza di Conte è talmente evidente che il partito – parlamentari ed elettori – sembrano stare in grande maggioranza con Di Maio, il quale quanto meno ha imparato che è meglio tacere piuttosto che parlare a vanvera.

In tutta questa questione chi ne è uscito meglio sono stati proprio due personaggi inattesi: Di Maio e Belloni distintisi per discrezione e rispetto istituzionale. Dunque ha vinto il Paese: rimane una saldezza inaspettata sia di Governo che di Istituzioni nelle mani di Draghi e Mattarella, con la politica in dissolvimento e col PD che apre al proprzionale (e se lo fanno persino loro, qualcosa vorrà dire). Forse che c’è bisogno di continuità?

Infine il mio augurio: che con le prossime elezioni politiche si ripristini un Parlamento fatto di persone valide e coerenti. E anche capaci, se non fa troppo schifo. Non mi stupirebbe se una volta esaurite le procedure per l’insediamento del nuovo Parlamento e del nuovo Governo, il buon Mattarella presentasse le proprie dimissioni, imponendo alla Politica di fare il suo mestiere, come previsto dalla Costituzione.

 

(1 febbraio 2022)

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