di Daniele Santi
E’ roboante come il personaggio Di Battista, la sua polemica battuta contro Casellati. Una polemica senza memoria perché anche se Di Battista si adombrerà, farebbe bene a ricordarsi che forse, in quello che lui immagina come un lontano “paese civile”, forse lui non sarebbe nemmeno entrato in Parlamento, mica per difendere Casellati.
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La critica di Di Battista sembra essere rivolta particolarmente alle immagini del video in cui Casellati viene ripresa intenta a guardare i messaggi sul suo cellulare proprio durante l’applauso a Sergio Mattarella, cioè al momento del raggiungimento dei 505 voti necessari alla sua rielezione, poi ne totalizzerà 759); secondo Di Battista in un altro paese – lo stesso immaginario nel quale secondo noi lui avrebbe forse preso tre voti – la “pubblica opinione e i partiti politici le avrebbero imposto le dimissioni” mentre in Italia lei sta ancora dove sta. Del resto Di Battista non può stupirsi: se è vero che è uno dei pochi ad avere sbattuto la porta quando le cose hanno preso una piega che non gli andava, è comunque sempre lì, insomma sta ancora dove stava.
“Casellati – prosegue l’ex M5S parlando con Repubblica – si è proposta presidente della Repubblica, ha fatto ‘campagna elettorale’ su di sé dall’alto della sua carica istituzionale, ha telefonato urbi et orbi mendicando un voto, si è messa a disposizione solo di una coalizione politica andandosi a schiantare ed infangando la carica che ricopre… ne chiederò le dimissioni fino alla fine della legislatura”. Così chiude Di Battista.
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(1 gennaio 2022)
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