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Giuseppe Conte sulla nomine Rai: “Il M5S, partito di maggioranza relativa, non parteciperà più ai programmi Rai”

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Testo:

di Giovanna Di Rosa, #politica

E’ pesantissimo l’affondo di Giuseppe Conte in diretta Facebook, preceduto da una altrettanto pesantissima serie di accuse via dichiarazioni stampa, sulla questione delle nomine RAI. Conte non c’è andato giù leggero: “L’amministratore delegato della Rai Carlo Fuortes poteva scegliere come affrontare le nomine”, ha detto, ed “Ha scelto di sottrarsi a qualsiasi confronto nelle sedi istituzionali: ha rinviato l’incontro richiesto nei giorni scorsi dai consiglieri di amministrazione Rai e ha rinviato la convocazione già programmata davanti alla Commissione di Vigilanza Rai. Quanto al merito delle scelte, Fuortes poteva affidarsi a vari criteri: ha scelto di continuare ad applicare la vecchia logica che prevede di tenere conto delle istanze delle varie forze politiche. Nell’applicare questo criterio ha però scelto di escludere, fra tutte le forze dell’arco parlamentare, unicamente il Movimento 5 Stelle, partito di maggioranza relativa grazie a 11 milioni di elettori. Ci chiediamo che ruolo abbia giocato il governo in tutto questo”.

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E vero però, che i professionisti scelti sono già tutti interni alla Rai e il M5S, che ha avuto la presidenza della commissione di vigilanza RAI per lungo tempo, facendo scelte opache, non può non conoscerli. Ma Conte continua con l’affondo. Avrà le sue ragioni.

“A noi” dice alla stampa “piace parlare ai cittadini in modo chiaro: le logiche che da tempo guidano il servizio pubblico non ci piacciono, non ci sono mai piaciute. Si chiama lottizzazione politica. Anche noi ci siamo ritrovati prigionieri di questo sistema che abbiamo denunciato molte volte, ma non abbiamo numeri sufficienti per modificarlo come abbiamo già proposto: un nostro disegno di legge è stato incardinato in Commissione in Senato, per intervenire sulla governance della Rai e liberarla finalmente dall’influenza della politica. Fuortes non libera la Rai dalla politica, ma sceglie scientemente di esautorarne una parte: la più ampia, uccidendo qualsiasi parvenza di pluralismo. Siamo alla definitiva degenerazione del sistema. Bene. Vorrà dire che, a partire da oggi, il Movimento 5 Stelle non farà sentire la sua voce nei canali del servizio pubblico, ma altrove. E continueremo questa battaglia chiedendo il sostegno di tutti i cittadini”.

Giuseppe Conte è incazzato nero perché, e lo dice chiaro, il partito di maggioranza relativa che rappresenta attualmente undici milioni di elettori che lo hanno votato nel 2018 non sarebbe stato consultato, preferendo i vecchi metodi. Va detto – e lo faccio con grande stima all’uomo Giuseppe Conte leader di un partito che, comunque, mai voterò – che il M5S è al governo da tre anni e non può incazzarsi pubblicamente sulla questione RAI, nota da tempo, soltanto in occasione di nomine non gradite dopo che tutti i buoni propositi su riforme e conflitto di interesse sono stati lasciati lì, in attesa, senza che il Movimento utilizzasse la sua forza parlamentare per farsi sentire.

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Posto che l’osservazione sulla necessità di un cambio di rotta della RAI in direzione dell’uscita dalla lottizzazione, è una osservazione sacrosanta, stupiscono i toni e i modi e la vecchia storia del M5S protestatario che sbatte la porta e dalla televisioni di Stato rimarrà fuori, è stantía mentre Conte la racconta.

Da telespettatrice che segue la politica e l’informazione RAI, che trovo di eccellente livello fermo restando ciò che sappiamo, non sentirò la mancanza del M5S e non per una questione politica: semplicemente perché spesso, e me ne dispiace, i grillini che appaiono in televisione sono inascoltabili. A parte pochi di loro, e Conte è tra coloro che invece ascolto volentieri. Io eviterei di gridare e stabilirei una road-map per cambiare la RAI sul serio. Avendo un progetto, certamente. E quello dev’essere il tasto dolente.

 

(17 novembre 2021)

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