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giovedì, Dicembre 2, 2021

Transizione ecologica: aprire una riflessione su basi nuove #giustappunto di Vittorio Lussana

di Vittorio Lussana, #Giustappunto

Sappiamo tutti che la quarta rivoluzione industriale è ormai in atto. Così come sappiamo che si tratta di un positivismo piatto, che crea nuova disoccupazione e tende a eliminare molte figure professionali, colpendo sia i ceti bassi, sia quelli medi. Ma costruire intorno a tutto questo un disegno orwelliano non è da utopisti, bensì da alienati, se proprio vogliamo riprendere in mano gli antichi strumenti marxiani.

E’ inutile, in questo momento storico, continuare a gonfiare a dismisura la fase pandemica dalla quale stiamo uscendo, come se fossero sbarcati gli alieni: si rischia di sfociare nel tragicomico. Meglio superare la pandemia senza troppi morti, da qui in avanti, per poi andare a rianalizzare l’intera vicenda e capire se ci siano state responsabilità e quali.

Viceversa, cominciare a predisporre una fase di riflessione sull’avvio della transizione ecologica è posizione scientificamente corretta: hanno ragione, al momento, Greta Thunberg e le sue amiche attiviste. Inutile prendersela a male: facciamocene una ragione. Anche perché, quanto sta accadendo nel mondo dimostra un assunto a dir poco basilare, in questa fase storica del capitalismo: ostinarsi a dare di cozzo contro gli anelli forti della globalizzazione è un’operazione sbagliata, che non serve a nulla, se non a esacerbare ulteriormente gli animi.

Serve, invece, cominciare ad anticipare alcune risposte finalizzate a condizionare la direzione di marcia della globalizzazione stessa. Questo è ciò che deve fare un riformista di sinistra: non perdersi per i sentieri battuti del trontismo o della totalità dottrinaria lukacsiana. Questi sono solamente filtri ottocenteschi, che rischiano di infognarci nel pantano delle malignità reciproche.

Contrapporre modelli e schemi tra loro ci riporta alle vecchie divisioni in blocchi contrapposti: meglio andare per uno, a questo punto. E correggere una cosa alla volta, secondo una logica liberal. Per esempio, prevedendo un periodo di transizione dei combustibili per le automobili passando, per qualche decennio, dalla benzina al metano per autotrazione. Anche il metano è inquinante, sia chiaro. Ma lo è assai meno del petrolio. Dunque, in attesa della risistemazione infrastrutturale della rete stradale che possa consentirci, un giorno, di passare alla mobilità elettrica, sarebbe buona cosa cominciare, per lo meno, a limitare i danni. E questo è solo un esempio di prime risposte che possiamo predisporre, prevedendo una serie di passaggi intermedi.

Il vero problema di questo momento storico non è quello della contrapposizione schematica: si cerchi di comprenderlo. Anche per non rischiare di essere accusati di opportunismo strumentale a prescindere, persino quando, in realtà, si avrebbe ragione su alcuni punti specifici, o singolarmente presi, di una questione. E’ vero che molti intellettuali partono da posizioni pregiudiziali, da una parte e dall’altra. Ma dai pregiudizi non si parte solamente: certe volte ci si arriva, tramite la consunzione dei rapporti e lo svuotamento del dialogo. E quando una riflessione giunge ad arenarsi, è meglio attendere e rivedere l’intero ciclo economico dall’esterno: in questo, persino Diego Fusaro possiede qualche ragione di metodo.

In ogni caso, non si prenda neanche tale riflessione come un invito a parlare d’altro: qui si sta chiedendo semplicemente una modifica di metodi e atteggiamenti, non la rinuncia al confronto. Riflettiamo tutti quanti con più calma e razionalità. E proviamo a vedere cosa possiamo fare per avviare questa benedetta transizione ecologica, in maniera da percorrere concretamente un sentiero che conduca a un nuovo modello di sviluppo come risultato di medio-lungo periodo, non come semplice suggestione utopista.

In questo genere di problemi, dobbiamo andare tutti quanti dalla stessa parte: inutile perdere tempo in contrapposizioni sterili, dato che un modello alternativo e un progetto di società, al momento, non ce l’ha nessuno. Io ho anche setacciato armadi e cassetti, ma non l’ho trovato. E se non l’ho trovato io, significa che nessuno lo ha mai avuto veramente. Neanche in passato.

 

(1 ottobre 2021)

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