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Il futuro dei casinò in sud Italia: il caso Molise e Sicilia

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di Redazione, #Notizie

Sanremo, Venezia, Campione d’Italia e Saint Vincent: queste sono le uniche località italiane che ospitano un casinò. Oltre a essere ridotta in numero, quindi, la presenza delle sale da gioco è solo limitata alle regioni settentrionali della nostra penisola. Questo fattore complica la vita degli appassionati di Texas Hold’em e roulette che, vivendo in Italia centro-meridionale, sono costretti a percorrere centinaia di km – e magari andare oltre confine – per concedersi una partita. Così, le più liberali Francia, Slovenia, Croazia e Malta finiscono per godere degli enormi benefici economici e turistici che potrebbero spettarci. Qual è, dunque, il futuro dei casinò in sud Italia? Per scoprirlo ci concentriamo a seguire sulle proposte al vaglio in Molise e Sicilia.

Casinò in Molise

Come nel resto del sud Italia, anche in Molise si attende con trepidazione al segnale positivo del Governo che potrebbe condurre alla fine dell’esodo forzato di centinaia di amanti dei casinò. Nel 2012, il presidente della provincia d’Isernia Luigi Mazzuto aveva proposto in tono provocatorio di trasformare il Molise da regione in comune d’Italia. Rendere zona franca il suo territorio avrebbe permesso di scavalcare la legislazione nazionale e, così, costruire due casinò, uno sulla costa e l’altro nella zona montagnosa dell’alto Molise. Seppur provocatoria, questa idea si fa in realtà portavoce di un sentimento diffuso di numerosi politici, che vedrebbero l’erezione di un casinò come un vero toccasana per l’economia e il turismo locali. La zona prescelta sarebbe la piccola Campitello Matese, una frazione del comune di San Massimo, in provincia di Campobasso. Non mancherebbero poi alternative – seppur oltre i confini regionali – nel caso in cui questo progetto non dovesse andare in porto. Si pensa da decenni, infatti, alla vicina Selva di Fasano, in Puglia. Le colline brindisine ospitavano già nel luglio 1948 il Selva’s Cottage Club, un casinò abusivo capace di attirare – seppur per poco – e attenzioni dei militari anglo-americani e dei locali. In tempi recenti – per l’esattezza nel 2010 – il sindaco Lello Di Bari, anche mosso dall’approvazione dell’ex-presidente del Senato Renato Schifani, mostrò interesse per questa nuova apertura, prima però di tornare sui suoi passi l’anno successivo a causa dell’opposizione dei cittadini.


Casinò in Sicilia

Da un sondaggio del 2019, risulta che l’isola più estesa d’Italia si classifica terza per numero di accessi annui ai casinò in linea. In altre parole, l’11% dei giocatori italiani sono siciliani, dietro solo al 18% dei campani e il 12% dei lombardi. Nonostante questa passione diffusa a livello regionale e l’insistenza delle amministrazioni di Palermo, Erice, Catania, Cefalù e Siracusa per ospitare un nuovo casinò, manca da anni l’approvazione del Governo. Già sul tavolo nel 2007, queste richieste vennero bocciate sul nascere dall’allora presidente del Consiglio Giuliano Amato. Di recente, il presidente della Giunta della Regione Siciliana Crocetta e il sindaco di Castelmola Russo hanno riacceso gli entusiasmi dei locali, battendosi per riportare agli antichi fasti il casinò di Villa Mon Repos di Taormina dopo le promesse non mantenute di Berlusconi nel 2009. Questa preziosa struttura in stile Liberty si vide revocare la licenza nel 1965 dopo solo due anni d’attività all’insegna del lusso sfrenato, come dimostrato dalle frequentazioni di star del cinema come Marlene Dietrich e Cary Grant. Palermo non voleva poi essere da meno già in epoca anteriore. Quando l’hotel di lusso di Castello Utveggio – sul monte Pellegrino e con vista sull’Etna – venne inaugurato nel settembre 1932, si pensò di adibire parte dei suoi spazi a sale da gioco. L’idea, però, rimase soltanto sulla carta. Per aver presentato una candidatura formale – come richiesto dal disegno legge approvato nel 2014 dall’Assemblea regionale siciliana – proprio queste due sono le località in pole position per l’apertura di un casinò sull’isola.

Il 2021: l’anno della svolta?

L’apertura di nuovi casinò nell’Italia meridionale, e in particolar modo in Molise e Sicilia, non può che beneficiare le casse dello Stato e contribuire a creare posti di lavoro, per esempio negli hotel, ristoranti e centri benessere limitrofi. Dopo lunghe discussioni parlamentari ed infinite richieste da parte delle amministrazioni locali, che sia quello di Draghi il governo della svolta?

 

(1 maggio 2021)

©gaiaitalia.com 2021 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 








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