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L’Italia riapre con rischio “calcolato” dal 26 aprile e “con gradualità”

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di Giancarlo Grassi, #Lopinione

Va da sé che la battuta, scontata e da bar, sarebbe: “Speriamo che il rischio non sia calcolato male”, e a basarsi sugli ululati del professor Galli – che è uomo di spirito e capirà cosa vogliamo dire – potrebbe anche essere così. Che il rischio sia calcolato “male”. Ma in qualche modo si dovrà pur ripartire perché il paese reale, quello che ha manifestato nei giorni scorsi, al netto delle provocazioni di Casapound e Forza Nuova più altri infiltrati, non ne può più.

Non ne può più psicologicamente, non ne può più di stare chiuso, non ne può più di misure scritte in modo incomprensibile, non ne può più di sentire parlare di sette metri d’acqua a persona in piscina, di due metri tra l’uno e l’altro, di distanze nelle docce delle palestre (e poi come lo guardo il pippo del vicino?), poi di un metro tra l’uno e l’altro, e poi di dieci metri a persona in piscina; non ne può più perché bisogna pur chiavare, parlare con qualcuno; non ne può più di ristori che devono arrivare a tutti e subito che “avessi visto un euro”, mica dieci, uno; non ne può più di boccaloni e boccalone televisive che dicono tutto e il contrario di tutto, qualcos’altro ancora e quindi negano, nella trasmissione successiva, tutto ciò che hanno detto un’ora prima. Non ne può più, infine, di governi dove tutti sbraitano quello che gli conviene. Non ne può più, il paese reale, di essere trattato da bambino deficiente, con accenni nemmeno troppo velati ai comportamenti individuali, ché fino a quando non hanno cominciato a sbraitare, giù a Roma, per continuare la loro perenne e vergognosa campagna elettorale, gli Italiani si sono comportati più che correttamente. Altro che comportamenti individuali.

Dunque ci sono ragioni per ritenere che i calcoli siano fatti per ragioni politiche, per spinte della società, per paura delle reazioni popolari, ergo, fatti male.

Mica ce la prendiam con Draghi, figuratevi se ci mettiamo a discutere delle decisioni dell’oggetto di culto ultimo arrivato che solo che dica pull! rovescia i mercati finanziari turchi. E poi non siamo nemmeno Erdogan. Ma quest’improvvisa ventata aperturista con tanto di data precisa, col sol che splende, Salvini che splende sempre meno ed è l’unico a non accorgersene e rumoreggia di trionfi, un po’ sconcerta come ben sanno quei presidenti di Regione (leghisti, guarda un po’) che si trovano sguarniti di autobus per il trasporto pubblico.

Toccherà stare a vedere con gradualità come tutto verrà riaperto con gradualità, e stare attenti non soltanto ai numeri, ma anche a come questi numeri ce li raccontano, osservando quel minimo di prudenza che i buoni padri di famiglia al governo ci raccomandano, bontà loro, come se ci avessero davvero a cuore.

 

(17 aprile 2021)

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