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E prima del “No” o dell’astensione Meloni attenderà di conoscere quante Commissioni avrà (nel 2023)?

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di Giovanna Di Rosa, #LaProvocazione

Certo che sì. Potrebbe aspettare. Se non fosse che le Commissioni – alcune andranno alle opposizioni –  verranno assegnate dopo il voto. Cioè nel 2023. Certo nulla impedisce di contrattarle prima. Ma Meloni lei no. Lei è donna tutta d’un pezzo e di granitica coerenza. Granitica almeno come l’unità della granitica estrema destra cui appartiene che riesce contemporaneamente a stare al governo e all’opposizione, per puro opportunismo, pensando che nessuno se ne accorga e rischiando l’osso del collo. Politicamente parlando. E’ evidentemente una provocazione. E basta.

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Quando si è mai visto un politico che resta a bocca asciutta per opposizione patriottica e ci si dovrebbe pure credere, perché è bravo a gridarlo? Non ci casca nessuno. Se Forza Italia ha avuto tre ministeri, la Lega uno – ma pesante – e Meloni sta a gridare “No” perché è patriottica e coerente oltre che votata all’opposizione patriottica, si tolga dai gruppi conservatori, sovranisti e anti-italiani di Bruxelles e prenda le sue responsabilità all’interno di un governo che non piace a nessuno, dove Draghi più che primo ministro è Comandante in capo, e che sarà fin troppo facile criticare dalla sua posizione privilegiata di oppositrice (quasi) unica. Provocazione sulle Commissioni a parte, è l’opportunismo politico che disturba. Fine a sé stesso.

Del resto la si è già vista al governo con Berlusconi fino al triste 2011, anche se lei nega, e non ha proprio fatto sfracelli. L’opposizione gridata le viene molto meglio. Finché dura. Un amico sostiene che le gioverà e questa sua opposizione opportunista, altro che patriottica, le permetterà di fare a pezzi Salvini. Noi, invece, sosteniamo il contrario. Toccherà stare a vedere anche stavolta.

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(13 febbraio 2021)

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